Werner Herzog: “Leggere e viaggiare a piedi, due abilità da non dimenticare”

Bologna, 11 giu. – Werner Herzog, tra i più importanti cineasti contemporanei, autore, tra le tantissime pellicole, di film entrati nella storia del cinema come Fitzcarraldo Grizzly Man, è a Bologna in questi giorni, in occasione del Biografilm Festival, per presentare al pubblico italiano le sue due produzioni più recenti, Family Romance LLC (Stati Uniti, 2019, 89’) e Meeting Gorbachev (Stati Uniti, Germania, Regno Unito, 2018, 90’)

Ecco che cosa ci ha raccontato.

      Intervista a Werner Herzog

 

Parliamo di Family Romance: è un film che parla di solitudine e di come viene affrontata dagli esseri umani. Anche se nelle sue intenzioni non c’era la volontà di parlare specificatamente della società giapponese ma di rivolgersi all’essere umano in generale, l’ambientazione condiziona ha condizionato il contenuto del film?
Certamente la società giapponese è molto formalizzata e lì c’è una percezione diversa rispetto alle culture occidentali, ma ci sono dei sentimenti universali come la solitudine profonda che non riguarda solo il Giappone e che non è un fenomeno marginale. Lo sappiamo e sta diventando un fenomeno sempre più grande, ed è quello che è centrale nel film.

Family Romance parla di relazioni. Di amicizia, di amore e della privazione di queste due cose.
Quando guardo Facebook vedo che ciascuno di noi ha mediamente 2250 amici che non ha mai incontrato. Sono “quasi amici” e questo crea un’illusione dell’amicizia. Detto questo per me l’amicizia ha però un significato molto chiaro, ho pochi amici ma con delle relazioni molto profonde. E non si tratta solo di amicizia ma a che fare con come agiamo nella vita. Se incontro per la strada qualcuno a piedi, nel giro di cinque minuti potrei essergli profondamente amico perché abbiamo condiviso un’esperienza. Ha molto a che vedere con le scelte che facciamo nella vita. L’amore è molto più misterioso. Richiede molta attenzione, molta manutenzione. Se ci capita, quando ci capita,  dobbiamo rimanere vigili e attenti, è qualcosa di molto prezioso e fragile e mantenerlo vivo è un qualcosa che ho impiegato molto tempo ad imparare.

Negli ultimi anni è molto concentrato nell’affrontare il rapporto tra uomo e tecnologia. Penso ad esempio a Low and Behold. Crede che ci siamo spinti troppo in là?
Bè è un processo irrevocabile e non possiamo fermare quello che sta succedendo. L’uomo ha da sempre sete di conoscenza e desiderio di applicare le proprie conoscenze. Ma molto semplicemente dobbiamo rapidamente imparare ad usare le cose, ad usare internet. Dobbiamo smettere di leggere soltanto tweet e post di facebook. Tutti devono capire rapidamente che se i giovani mandano più di duemila messaggi in un giorno c’è qualcosa che non va. Non è sano e dobbiamo capirlo molto in fretta.
E’ internet, è youtube che ha più di 3000 milioni di visioni. Quindi sin da piccoli bisogna impare a navigare tra tutte queste immagini. E dobbiamo imparare a fare alcune cose essenziali per non perderle come leggere. Oggi nessuno legge più Guerra e pace di Tolstoj Un libro di 800 pagine che non legge più nessuno. Allo stesso tempo abbiamo completamente perso l’abilità di viaggiare a piedi. Come esseri umani siamo fatti per viaggiare a piedi. Queste sono le cose a cui dobbiamo stare attenti.

Quindi dovremmo reinstaurare una nuova relazione con la teconologia. Ricominciare da capo?
No, dobbiamo imparare ad averci a che fare. Allo stesso modo in cui abbiamo imparato a migliorare l’uso dell’automobile. Se guardiamo ai tempi di Elvis, la gente girava con queste auto giganti che sembravano dei salotti poi abbiamo capito che le auto dovevano essere più piccole, più ecologiche e più efficenti. Sono serviti 40, 50, 60 anni. Dobbiamo imparare a farlo.

Parliamo di Meeting Gorbachev. Come è nato il progetto?
Non è stata una scelta mia, sono entrato dentro il progetto iniziato dal coautore del film André Singer. Ma sin da subito l’ho riconosciuto come qualcosa che aveva dormito a lungo dentro me e ho subito sposato il progetto. E sicuramente ci sono figure del ventesimo secolo di cui avrei voluto raccontare la storia, per restare in Russia, potrei citare Rasputin, per esempio, o Trockij, più di Stalin. Ma sono tutti morti e non posso fare un film su di loro. Per lo meno non un documentario.
Per Gorbachev, nutro un rispetto molto profondo. Noi tedeschi gli dobbiamo molto per quello che ha fatto per la riunificazione della Germania, tra le altre tante cose monumentali della sua vita. Molto prima che Gorbachev desse il suo fondamentale contributo alla riunificazione, visto che la politica del mio paese si era arresa, io l’avevo letteralmente attraversato a piedi la frontiera per richiederla. Ci siamo subito trovati in questa cosa del camminare, da giovane Gorbachev aveva camminato molto, come si può vedere nel film.
Ho avuto solo poche e limitate occasioni di parlarci e di vederlo. E’ molto vecchio e malato. Arrivava nel set in ambulanza dall’ospedale, per poco tempo, Ha 88 anni ora. Ma ovviamente volevo guardare dentro la sua anima. Non doveva essere una biografia. Volevo scorgere l’uomo. E si vede quando parla della moglia Raissa, hai voglia di piangere con lui.

 

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