Verdena: “Endkadenz è stato un incubo, ma ci emoziona” – AUDIO – FOTO

Verdena

27 gen. – “Un incubo“, “panico“, “pensavamo di non farcela“: Roberta Sammarelli, bassista dei Verdena, non usa mezzi termini per parlare di Endkadenz vol. 1, il disco che la band pubblica oggi a tre anni da WOW. “Tutto è partito da un’immagine molto piccola che c’era su un libro che è stato regalato a Luca [Ferrari, il batterista della band, NdR, questa]: era questo omino, un orchestrale, chinato dentro il suo timpano, rotto. L”Endkadenz’ è il colpo finale di un concerto di Kagel”: ecco svelato il mistero del titolo del disco della settimana di Maps, prima parte di un album che è concepito come un tutt’uno, ma che vedrà la pubblicazione del secondo volume prima dell’estate. Ma non preoccupatevi, nonostante la traduzione letterale del titolo, il disco non ha a che fare con la fine dei Verdena: “A noi piaceva solo l’immagine del musicista che entra nel proprio strumento“.

Collaborazioni e suoni, tra passato e presente
Non sappiamo quello che è accaduto in studio, piccoli teaser a parte: magari per fare Endkadenz qualcuno è effettivamente entrato nel proprio strumento. Di certo nell’album si sente ancora la volontà di sperimentare in studio, un luogo del tutto gestito dai tre membri della band. “Ho fatto da assistente ad Alberto [Ferrari, chitarrista, cantante e anche fonico e produttore del disco, NdR]: questo per forza di cose, perché non c’è disciplina sulle tempistiche. Non possiamo assumere una persona senza comunicare orari e giorni precisi di lavoro!”, ha detto Roberta, aggiungendo però che “ci piaceva l’idea di lavorare con qualcuno di esterno“. E quel qualcuno è Marco Fasolo dei Jennifer Gentle, che ultimamente ha realizzato una cover insieme ai Verdena per il suo disco a firma Universal Daughters. “Ci è piaciuto il modo in cui registrava e quindi gli abbiamo dato due brani [uno per disco, sul volume 1 è “Nevischio”, NdR] perché non avevamo idee di produzione o sovraincisioni”: a quanto pare sarà il brano nel volume 2 a subire un trattamento “fasoliano” più massiccio.

Il nuovo disco dei Verdena ha una densità di suono notevole: “WOW era venuto dopo Requiem, un album tutto di chitarra: avevamo bisogno di qualcosa di nuovo e abbiamo suonato molto il piano. Con Endkadenz è successo lo stesso: è basato sul suono di chitarra, molto particolare, che sembra ti accartocci le orecchie. E anche sul suono di batteria, processato attraverso pedali. Inoltre ho cambiato basso: ho comprato l’Hoffner, quello di Paul McCartney, che ti porta a suonare lo strumento in altro modo e ad avere altri risultati“.

Etica, suicidi commerciali e dell’invitare il pubblico a cena
Quando era uscito WOW la stessa Roberta ci aveva raccontato di una produzione per molti versi problematica, tant’è che il responsabile della Universal di allora, vedendo che la band aveva consegnato un doppio, aveva reagito dicendo “E che è, dopo Il suicidio del samurai [album dei Verdena del 2004, NdR], il suicidio commerciale?”. Per Endkadenz le cose stavano andando bene, la band era pronta a registrare, ma “il nostro apparecchio a bobina è andato in manutenzione, che è sforata di sei mesi. Siamo rimasti in un limbo e non sapevamo cosa fare. Quindi abbiamo comprato un pianoforte a muro e abbiamo composto altri dieci brani. Ecco perché è diventato un doppio“, o meglio un disco in due volumi, per due ore di musica (contro l’ora e venti di WOW). Perché “noi abbiamo fatto il disco come se fosse un unico album”, ha ribadito la Sammarelli ai nostri microfoni. “Ma non mi dispiace che siano due volumi, perché c’è bisogno di un po’ di respiro. Inoltre abbiamo un pubblico vorace“, ha aggiunto ridendo, “e invece che fargli fare la grande abbuffata… gli diamo due cene. Avremmo potuto essere paraculi e aspettare un anno per fare uscire il secondo disco, e considerarlo a tutti gli effetti un altro disco: avremo guadagnato il doppio, tutti sarebbero stati felici, saremmo stati in tour per tre anni… ma noi queste cose non riusciamo a farle. Volevamo farlo uscire subito perché eticamente ci sembrava giusto.”

La paura di non farcela, il live e l’apnea
“C’è stato un momento in cui abbiamo pensato che non ce l’avremo fatta mai“, ha confessato la musicista nella seconda parte di intervista (trasmetteremo tutto nella puntata di oggi di Maps). Ma ce l’hanno fatta, eccome: l’album, disco della settimana, è potente, coeso e ispirato e riesce nel miracolo di essere un disco chiaramente dei Verdena senza risultare già sentito, ma anzi sorprendendo e trascinando l’ascoltatore in un vortice sonoro punteggiato da momenti di relativa quiete. Il che è un parallelo con l’andamento della produzione di questi 26 nuovi brani e del lavoro che segue. La band infatti, che chiude questa prima parte di tour all’Estragon di Bologna il 10 marzo, sta provando il live e ha scelto un quarto componente che affiancherà i tre sul palco: “Fino a otto giorni fa [metà gennaio, NdR] eravamo nel panico, non sapevamo fare nemmeno un pezzo; ora stiamo suonando (non dico alla perfezione) tutto il disco“.
Endkadenz Vol. 2 dovrebbe uscire alla fine della primavera (“tre mesi e qualcosa dopo questo”, ci ha detto Roberta) e lo attendiamo con ansia, perché questo primo volume dimostra che i Verdena hanno ancora tantissimo da dire. E da fare, tra prove, tour, consegna del volume due: “Rimarremo in apnea fino alla fine dell’anno, chi lo sa”, ha concluso la nostra ospite, felice ma un po’ amareggiata per non avere ancora tirato il fiato e non avere mai celebrato a dovere la fine delle registrazioni. Siamo certi che sarà il pubblico a festeggiare degnamente il ritorno, in piena forma, di una delle band più importanti del panorama nazionale.

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