Università di Bologna. Ecco i palazzi in vendita per finanziare l’operazione Staveco

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Foto flickr Ivan Valcerca CC BY 2.0

Bologna, 10 set. – Il consiglio di amministrazione dell’Università di Bologna ha votato all’unanimità la delibera con l’elenco degli edifici Alma Mater da vendere. Gli introiti serviranno all’ateneo per dare il via ai lavori nell’area ex Staveco. Lì sorgerà un nuovo polo universitario da 93mila metri quadrati, 45mila dei quali di superficie coperta.

La lista degli immobili dell’Università di Bologna che saranno venduti:

– Dipartimento scienze aziendali, via Capo di Lucca 34
– Dipartimento di scienze statistiche, via Belle Arti 41
– Ex clinica neurologica, via Foscolo
– Giurisprudenza, via Zamboni 22 (Palazzo Malvezzi)
– Aule di via Ranzani, via Ranzani 14
– Dipartimento informatica, scienza e ingegneria, via Mura Anteo Zamboni 7
– Dipartimento della arti, via Barberia 4 (Palazzo Marescotti brazzetti)
– Villa Levi (Reggio Emilia)
– Villa Guidalotti (Tolara di Sopra)

Gli immobili confluiranno in una società di gestione e risparmio (sgr) che dovrà occuparsi della loro valorizzazione. “Non voglio legare il mio nome ad un fallimento – ha dichiarato il rettore Ivano Dionigi al Corriere di Bologna – Questa operazione partirà solo se ci sarà la garanzia della copertura finanziaria su tutto”. Secondo Dionigi, che ha risposto alle critiche e agli attacchi del collettivo Hobo, “è un’offesa al senso comune dire che si tratta di una speculazione”. Anzi, per Dionigi si tratta di una scelta “anti speculativa” perché “una delle zone più belle di Bologna è stata sottratta ad ogni speculazione dandola all’università”. Sempre al Corriere il rettore ha indicato la data ultima per chiudere la vendita degli immobili. “Entro il 31 ottobre 2015 metto in sicurezza tutta l’operazione”.

Secondo il collettivo Hobo, che ieri ha protestato in rettorato, il progetto Staveco è invece un “tentativo di imporre un modello di campus in cui gli studenti sono dei semplici utenti, i lavoratori dei precari, l’università compiutamente un’azienda che cancella gli spazi di autonomia e mercifica quei luoghi della socialità che sono una parte centrale dell’esperienza formativa”.

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