Unibo su fusione fredda: “Sperimentazione o si chiude”

2 dic. – L’energy catalyzer, l’apparecchio per produrre energia  inventato dall’ingegner Andrea Rossi assieme al fisico Sergio Focardi, che funzionerebbe attraverso la “fusione fredda” tra atomi di Nichel e di idrogeno è al centro dell’interesse di ricercatori e media.

Tema della discussione, oltre alla veridicità o meno delle affermazione fatte da Rossi e Focardi sulla quantità di energia prodotta con questa tecnologia, è lo stesso sistema di funzionamento: al momento nessuna teoria scientifica ha mai confermato ufficialmente la possibilità della fusione fredda,  non esiste dunque ancora una spiegazione, aldilà delle evidenze sperimentali.

Per questo da giugno la EFA srl, società che fa riferimento ad Andrea Rossi, ha siglato un accordo con il Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna per studiare il fenomeno: la convenzione consiste in due fasi, una di attuazione immediata e un’altra che prevede l’acquisto di costose attrezzature di misurazione. Tutti i costi della ricerca sono a carico di Rossi e ammontano a circa 500.000 euro, da pagare in rate anticipate. Da giugno però è ancora tutto fermo, visto che la EFA non ha ancora pagato la prima rata . Il prorettore alla ricerca Dario Braga ha confermato che la concessione di una proroga è cosa comune, ma nessun accordo è eterno e ha anche dettato i tempi: “se entro metà gennaio non verrà attivata la convenzione il contratto potrà considerarsi risolto, dubito infatti che ci saranno altre proroghe”.

Per il Professor Braga questa è la prassi in questo tipo di accordi con le aziende, nessuna differenza rispetto ad altri casi. Tuttavia bisogna segnalare che da tempo diversi scienziati italiani sono fortemente critici con Unibo per aver accettato di fare ricerca su questa invenzione, giudicata solo una bufala.

La questione può aver creato degli imbarazzi, anche se il problema reale è che EFA, ad oggi, non ha ancora dato seguito agli accordi economici. Il ritardo del pagamento, unito alle pressioni degli ambienti scientifici ostili a questa ricerca potrebbero indurre l’Università a “sganciarsi”.  A quel punto, decaduta ogni clausola, compreso il vincolo di tutela e di riservatezza in merito a invenzioni coperte da brevetto, ognun per se: altre università e centri di ricerca in giro per il mondo potrebbero farsi avanti per studiare il fenomeno. Anche se Rossi ha sempre affermato di voler affidare la ricerca all’Università di Bologna (e a quella svedese di Uppsala) non è detto che la storia dell’energy catalyzer abbia un futuro sotto le due torri.

La strada opposta che sembra vogliano intraprendere gli Stati Uniti: Dennis Bushnell della NASA conferma in un rapporto che “oltre 100 esperimenti nel mondo hanno evidenziato che l’esistenza delle LENR (low energy nuclear reaction). E il vice-cancelliere della ricerca dell’Università del Missouri, Robert Duncan, si è pubblicamente espresso a favore di un fondo nazionale per la fusione fredda. In un articolo apparso sul giornale sul Columbia Daily Tribune afferma: “Senza un programma finanziato a livello nazionale, si limiterà la portata di ciò che si può fare” .

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