L’Unibo riapre il 36. “Ma se ci saranno contestazioni lo chiuderemo definitivamente”

Bologna, 18 lug. – La biblioteca di via Zamboni 36 riapre senza i tornelli all’ingresso. Un bussolotto stile banca e attivabile con badge c’è, ma sta in fondo al corridoio, lasciando così libero l’accesso alle macchinette del caffè, al cortile, alla sala studio e al prestito dei libri. In teoria per entrare nella sala studio servirebbero badge o carta d’identità, nella pratica il personale al bancone non è rigido nei controlli, anzi. L’unica zona con l’accesso ristretto è dunque quella che porta agli uffici amministrativi, ai bagni e all’emeroteca con i suoi pc.

Una soluzione di compromesso per l’Unibo: resta sì il bussolotto, ma salvo i bagni la barriera non limiterà certo l’accesso a zone ad alta frequentazione studentesca. L’Alma Mater per bocca del presidente del sistema bibliotecario Guglielmo Pescatore, che annuncia l’apertura in rettorato e non direttamente al 36, fa sapere che se ci saranno contestazioni “rilevanti” l’intenzione del rettore Ubertini, come già dichiarato, è quella di chiudere definitivamente la biblioteca di via Zamboni 36 “trovando soluzioni radicalmente differenti”.

      Guglielmo Pescatore

Pescatore parla di una “soluzione tecnica che ha tenuto conto dei problemi della sicurezza”, e che è stata verificata con rettore e personale. “Forse è un po’ più macchinosa, abbiamo arretrato il bussolotto ma comunque ci sembra tutto funzionante e funzionale”. Il Cua, protagonista della cosiddetta rivolta dei tornelli, canta vittoria. “Il corridoio d’entrata è libero – scrivono gli attivisti su facebook – i tornelli che bloccavano l’accesso sono stati disinstallati. Questa è la parziale vittoria delle importanti lotte portate avanti in modo determinato da centinaia e centinaia di studenti e studentesse, che dal primo giorno della loro installazione, ne hanno impedito il funzionamento e per mesi hanno prodotto azioni di protesta e boicottaggio”. Il collettivo però punta il dito contro la “chiusura della Sala Affreschi, prima attrezzata a sala studio con computer utilizzabili liberamente e gratuitamente”. “L’aula – spiegano gli attivisti – ora è chiusa di fatto” e la scelta “elimina molti posti per studiare diminuendo notevolmente la capienza di Zamboni 36”. Sulla questione della Sala Affreschi Pescatore commenta che “il fatto che ci siano 50 posti in meno è stato ampiamente compensato dalla nuova sala studio aperta in via Belmeloro. Abbiamo decompresso un po’ la pressione che c’era qui”.

Il Cua, nonostante i cambiamenti, annuncia comunque nuove iniziative: “da settembre continueremo a dare battaglia, contro le sospensioni pesanti che colpiscono singoli elementi di lotte partecipate da migliaia di studenti e studentesse, contro chi limita e vuole chiudere spazi di aggregazione e socialità, contro chi vorrebbe la zona universitaria disciplinata, militarizzata e attraversata solo da persone sottomesse alle logiche economiche di competizione ossessiva, individualismo e meritocrazia”. Se ne riparlerà dunque a settembre. La biblioteca resterà aperta fino al 4 agosto, poi la pausa estiva congelerà ogni eventuale questione fino ai primi di settembre quando il 36 riaprirà anche di sera.

Angelo Cafaro, studente universitario e attivista del Cua

      angelo cafaro cua

La biblioteca di discipline umanistiche era stata chiusa a febbraio, dopo un braccio di ferro tra il Collettivo universitario autonomo e i vertici dell’Alma Mater sui tornelli all’ingresso. Alla fine i collettivi Cua e Lubo avevano risolto a modo loro la questione rimuovendo fisicamente le porte automatiche, giudicate una limitazione alla libertà degli studenti. La risposta dell’università fu la chiusura dei locali, che il Cua occupò e che l’Unibo fece prontamente sgomberare dalla celere in assetto anti sommossa, con tanto di manganellate agli studenti che tentarono di resistere. Da lì partì una protesta capace di portare anche mille studenti in piazza, la “rivolta dei tornelli” che al suo massimo tentò – senza successo –  di contagiare altri atenei d’Italia. La non riapertura per mesi del 36 ha rinviato ogni ulteriore confronto fino ad arrivare alla riapertura il 18 luglio, a una manciata di giorni dalla pausa estiva e ormai a città già svuotata della sua componente studentesca. “Tutto tranquillo al 36? Forse sono già tutti al mare”, si sente dire ad un certo punto in rettorato.

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