Un’estate italiana, la graphic novel di Enrico Brizzi ambientata durante Italia ’90

Bologna, 4 lug. – È uscita da pochi giorni Un’estate italiana,  graphic novel firmata da Enrico Brizzi e Denis Medri, ambientata durante la partita inaugurale di Italia ’90, quell’Argentina-Camerun che vide clamorosamente sconfitta la squadra di Diego Armando Maradona e che aprì ufficialmente la stagione delle notti magiche.

“Era l’Italia delle prime 7 potenze del mondo, l’Italia della Prima Repubblica che aveva lo stesso assetto politco che avevano conosciuto i nostri nonni” -ha raccontato Enrico Brizzi ai microfoni di Piper–  “sembrava destinata a un benessere infinito che invece nel giro di un paio d’anni avremmo visto crollare”.

“Di lì a poco sarebbe arrivata tangentopoli, la strage di Capaci, le bombe nelle città e quel crollo di schianto, a chi era giovane e ottimista faceva presagire un futuro più giusto e privo di quelle sboronate glamour del partito socialista e del sistema di potere della Democrazia Cristiana”

La storia si sviluppa su due piani temporali, il presente di Italia ’90 e un passato segnato da un evento dramamtico che lega indissolubilmente due amici per la pelle, Yuri Salati, un calciatore di cui viene raccontata l’ascesa calcistica (che passa anche attraverso l’incontro con un rivoluzionario allentore di nome Arrigo Sacchi) e il suo amico portaborse.

“Volevo provare a raccontare come si cresce insieme” -continua Enrico Brizzi– come crescono due amici legati da un patto scellerato che si spingono in una storia nera” che è anche un racconto di formazione, una storia di gangster e un’avventura on the road lungo le strade di Milano.

Ma Un’estate italiana è anche il racconto di una promessa non mantenuta, quella di una promessa del calcio che a un certo punto si perde per strada: “ho voluto anche giocare con un fantasma personale. A 19 anni ho pubblicato Jack Frusciante è uscito dal gruppo, un libro che inizialmente è uscito in 300 copie per una piccola e gloriosa casa editrice di Ancona, Transeuropa, e mai avrei immaginato tutto quello che sarebbe accaduto dopo. Per tutta la mia vita ho vissuto con il fantasma dell’enfant prodige che poteva andare a finire male e quindi sono molto sensibile alle storie di chi ha realizzato un sogno presto e poi si rende conto che non è arrivato da nessuna parte”

ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA A ENRICO BRIZZI

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