Tra FICO e USA. Il futuro della Bruno Magli

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Bologna, 27 nov. – Bruno Magli non chiude, si trasferirà all’interno di FICo, e gli statunitensi ora fanno a gara per aggiudicarsene la proprietà. Il Tribunale di Bologna ha accolto la richiesta di concordato fallimentare, ovvero la sostanziale cessazione del fallimento verso cui era destinata la storica azienda calzaturiera bolognese.

Come si è arrivati a questo risultato annunciato oggi in una conferenza stampa a Palazzo d’Accursio alla presenza del presidente del CdA dell’azienda Giuseppe Pirola, dell’assessore all’economia Lepore, del presidente del Centro Agro Alimentare Bolgnese Andrea Segrè e del suo direttore Alessandro Bonfiglioli?

In precedenza i proprietari svizzeri della Da Vinci Invest avevano fatto richiesta di un concordato preventivo per trattare con i creditori della Bruno Magli ed evitare il fallimento.

Ora, Giuseppe Pirola, è riuscito a mobilitare due fondi di investimento statunitensi (Carlyle con Blue Star e Neuberger Berman) che si affronteranno in una asta competitiva per rilevare la proprietà del brand e pagare i 20 milioni di debiti contratti verso impiegati e fornitori dell’azienda.

Bruno Magli sarà quindi un marchio straniero ma continuerà a produrre in Italia e a fare Made in Italy con il lavoro di decine di micro imprese del centro sud, e dall’asse Stati Uniti – Bologna scaturirà la collaborazione con CAAB e FICo.

Il progetto prevede infatti il trasferimento a gennaio della sede dell’azienda da via di Corticella al CAAB e poi all’interno di FICo, in una area destinata alle eccellenze territoriali. La sede Bruno Magli dentro FICo viene immaginata da Pirola come un esclusivo show room della scarpa dove possano essere avviata anche una piccola produzione da circa trenta paia al giorno, l’unica produzione destinata alla vendita in Italia.

Infatti se la produzione rimarrà nel nostro paese le vendite saranno in Giappone e negli Stati Uniti, i paesi dove Bruno Magli continua ad avere quote di mercato considerevoli, nel paese del Sol Levante con una ventina di negozi, negli USA con la presenza negli stores di abbigliamento.

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Ma da dove nasce la collaborazione tra Bruno Magli e FICo? Il trait-d’union è il presidente Giuseppe Pirola che è anche a capo di Unendo Energia, l’azienda che ha realizzato l’impianto fotovoltaico più grande d’Europa sul tetto del CAAB, un impianto preposto ad alimentare sia l’area del FICo che la mobilità elettrica metropolitana in fase di avvio con il progetto City Logistic – Moving Sun.

A benedire la neonata collaborazione tra Segrè ed il presidente di Bruno Magli c’è il Comune di Bologna con l’assessore all’economia Matteo Lepore. “Bologna si conferma ancora una volta attrattiva per gli investimenti stranieri”, “con Bruno Magli stiamo di fatto assistendo all’incubazione di una nuova start up del Made in Italy per la quale l’unione tra cibo e design rappresenta il messaggio fondamentale”.

Se l’azienda riparte e si proietta nel futuro con il ripianamento dei debiti e i mercati stranieri, a Bologna rimangono i problemi dei quaranta lavoratori della Bruno Magli. 25 di loro sono attualmente cassaintegrati e l’arrivo del fondo straniero non prospetta un loro reinserimento in azienda, anzi, ad essere in discussione sono anche i 15 dipendenti ancora attivi.

Il presidente Giuseppe Pirolo, interpellato sull’argomento, ha commentato ricordando che il fondo statunitense non ha l’obbligo di mantenere le assunzioni e che solo attraverso la volontà di Comune, Caab e azienda si potrà raggiungere il risultato che lo stesso Pirolo auspica: mantenere una decina di assunzioni e offrire le migliori condizioni di ammortizzatori sociali ai lavoratori in esubero.

Alle 17, i sindacati si incontreranno con il Consiglio di Amministrazione per portare avanti le trattative, tra le richieste dei lavoratori c’è la questione della cassa integrazione speciale e della ricollocazione del personale, uomini e donne di mezza età con esperienze decennali alla Bruno Magli e con un forte bagaglio di know how vantato anche dalla dirigenza.

Nicolò Moruzzi

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