Tra Bach e la scuola di Detroit: Francesco Tristano a Maps

francesco tristano

7 marzo – E’ poco più che trentenne, ma ha già sedici album all’attivo: ecco, per capire l’eterogeneità di Francesco Tristano, nato in Lussemburgo da madre italiana, basterebbe guardare le etichette che hanno pubblicato il suo lavoro. Da un lato l’elettronica con Infiné, dall’altro la classica con la Deutsche Grammophon. “Ma qualsiasi cosa io faccia, in fondo, sono io che suono”, ci ha raccontato il pianista che, appena sbarcato a Bologna è arrivato direttamente dall’aeroporto ai nostri studi prima del live al Locomotiv Club.

La formazione di Tristano è classica, legata al pianoforte, ma in casa si sentivano anche world music e fusion. E l’elettronica? “Avevo 14-15 anni quando ho sentito ‘Around the World’ dei Daft Punk: non mi piacque tanto, non la capivo”, ha detto ai nostri microfoni. Ma con il successivo trasferimento a New York ecco che altri suoni hanno fatto breccia nel giovane musicista: “Di mattina studiavo il pianoforte, di sera l’elettronica“, ha detto ridendo. E i nomi tutelari sono legati alla scuola di Detroit, ma anche alla… scuola tedesca. Tristano, infatti, non riesce a non nominare musicisti ritenuti padrini dell’elettronica, come Stockhausen, ma anche Johann Sebastian Bach, del quale il nostro ha inciso diversi brani.

“Io sono un keyboard player e anche Bach lo era: indicava klavier nelle sue partiture che all’epoca poteva significare tanti strumenti diversi, ma non il pianoforte che non era stato inventato”. E la differenza tra classica ed elettronica? Tristano non è sembrato molto propenso a trovarla, considerando che quello che gli interessa (giustamente) è fare musica, ma risponde alla domanda: “Nella classica ci sono delle note, nell’electro dei suoni“. E che dire dell’arte del campionamento, del sampling? Crediateci o no, torna di nuovo fuori Bach: “Lui è stato uno dei primi: prendeva intere temi e melodie di Vivaldi e le inseriva nei propri concerti”.

Che dire? C’è sempre da imparare. Quando poi le cose ce le racconta un talento come Francesco Tristano, be’, c’è solo da ascoltare.

 

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