Tolleranza zero sulle droghe. Gli operatori a Fontana: “Ecco perché non funzionerà”

Il ministro della famiglia Lorenzo Fontana. A lui andrà la delega alle droghe

Contro la droga serve tolleranza zero“, ha detto al quotidiano La Stampa il ministro per la famiglia Lorenzo Fontana, in procinto di assumere la delega alla lotta alle tossicodipendenze. Una lunga intervista che ha creato non poca preoccupazione tra gli addetti ai lavori che ogni giorno sono a contatto con i consumatori di sostanze. “Siamo scandalizzati da un ministro che non ha ancora una delega ufficiale ma si permette di fare affermazioni illogiche e astoriche – dice Riccardo De Facci, vicepresidente del Cnca, il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza – Il termine ‘tolleranza zero’ è già stato usato in passato da Giovanardi e Gasparri, e quelle politiche hanno aumentato le persone in carcere e il numero di consumatori. La tolleranza zero l’abbiamo già vista e non ha aiutato nessuno”.

      Riccardo De Facci - vicepresidente Cnca

 

De Facci ricorda l’appena pubblicato “IX Libro bianco sulle droghe“, promosso da La società della ragione insieme a Forum droghe, Antigone, Cgil, Cnca e Associazione Luca Coscioni. “Il libro bianco ci dice che già oggi un terzo della popolazione carceraria è dietro le sbarre per possesso e piccolo spaccio di sostanze. Ministro – è l’appello di De Facci – guardiamo assieme ai dati e ragioniamo sui fatti”. Il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza annuncia una lettera aperta al ministro Fontana. “Vogliamo confrontarci con lui come abbiamo sempre fatto con le istituzioni che in passato hanno voluto confrontarsi con tecnici e operatori del settore. Proporremo a Fontana – dice De Facci – di vedersi con noi ad un tavolo stabile. Tra l’altro una legge del 1990 prevede la creazione di una consulta per discutere di questi temi, ma non viene convocata da 10 anni”.

A esprimere preoccupazioni sono in molti. Forum Droghe – l’associazione che si batte per la riforma delle politiche pubbliche sul tema droghe – ha dichiarato che quella di Fontana è una “visione preistorica che non potrà che peggiorare una situazione in cui non solo i consumi aumentano, ma mutano nell’assoluta incapacità dei servizi di saperli interpretare e quindi intervenire con azioni di prevenzione efficace degli abusi e di riduzione dei rischi e dei danni”. Secondo Stefano Vecchio, Direttore del Dipartimento Dipendenze della Asl Napoli 1 Centro, “c’è il rischio di tornare indietro di decenni”.

      Stefano Vecchio - Ausl Napoli 1

“Voglio ricordare che c’è già stato il proibizionismo in Italia con la legge Fini-Giovanardi, un provvedimento che ha riempito le carcere, diffuso stigmi e pregiudizi e ostacolato il lavoro di tutti coloro che lavorano con i consumatori di sostanze”. Se la dichiarazioni del ministro Fontana si tramutassero in provvedimenti concreti, ragiona Vecchio, “potrebbero aumentare il rischio per le persone”. Che vuol dire? “Il proibizionismo è sbagliato e può fare morti. Un esempio? Se si smettesse di distribuire i farmaci anti overdose o di fare corretta informazione là dove ci sono i consumatori, ad esempio negli eventi pubblici come feste, oppure nei rave, tutto questo significa creare le condizioni per cui una persona possa stare male, o morire”. Il punto, spiega Vecchio, è che le politiche sulle droghe devono essere pragmatiche, “capire cosa funziona o cosa no nel tutelare la salute alle persone, al di là delle posizioni ideologiche”.

C’è poi la questione dei Lea, i livelli essenziali di assistenza che devono contenere – come stabilito nel 2017 – la Riduzione del Danno. Il che significa che ogni cittadino italiano ha diritto di accedere a queste prestazioni a tutela del proprio diritto alla salute. Al momento si tratta di un diritto previsto ma non attuato concretamente in tutte le 500 aziende sanitarie italiane. “Tutte le Regioni si sono impegnate – spiega Riccardo De Facci – per ora abbiamo 150 equipe sul territorio italiano, c’è da lavorare per creare equipe in ogni ausl della penisola”.  La riduzione del danno come prestazione essenziale da garantire a tutti, ragione Stefano Vecchio, sarebbe anche un modo per mettere in discussione il concetto di tolleranza zero: “Il ministro Fontana dovrà occuparsi della Riduzione del danno prevista nei Lea, dovrà quindi affrontare la realtà delle cose”.

“Le politiche della riduzione del danno – aggiunge Lorenzo Camoletto, formatore del Gruppo Abele ed esperto di progetti di prossimità e di bassa soglia per quanto riguarda i consumatori – in nessun caso si è mai verificato che abbiano aumentato l’incidenza del consumo laddove sono state praticate, anzi in genere si rilevano diminuzioni. Inoltre la riduzione del danno ha vantaggi anche economici: una persona che non si contagia è una persona che costa molto di meno alla società, ad esempio al sistema sanitario”. La distribuzione di siringhe nuove e il loro scambio con siringhe già usate (e quindi potenzialmente infette), è un’attività classica dei servizi a bassa soglia e di riduzione del danno. Ma c’è anche tutta l’attività di informazione e monitoraggio delle nuove sostanze che arrivano sul mercato e che si vendono, ad esempio, su internet. “Per conoscere queste sostanze – spiega Camoletto – bisogna avere un contatto con chi le usa. Con la tolleranza zero queste persone con noi non parleranno mai, si nasconderanno e tutto il fenomeno rimarrà sommerso. Il risultato è che gli operatori avranno sempre meno informazioni e saranno sempre meno capaci di incidere. Insomma, sarebbe un fallimento”.

      Lorenzo Camoletto - Gruppo Abele

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