Thomas Piketty, l’economista che fa paura ai super ricchi

Thomas Piketty

Thomas Piketty ad un incontro politico. Foto flickr PS Loiret

4 mag. – Per gli economisti, e non solo, Il Capitale nel XXI secolo è il libro del momento. Perché nonostante le sue 700 pagine sta vendendo tantissimo dall’altra parte dell’Atlantico, Amazon per esempio ha esaurito tutte le scorte negli Stati Uniti. E poi perché fa paura alla destra americana, abituata da almeno 20 anni ad un’egemonia culturale pressoché assoluta. Ora le cose potrebbero cambiare. “Se questo libro non sarà contrastato – urla un falco iperliberista come James Pethokoukis dell’American Enterprise Institutesi diffonderà tra gli intellettuali e ridisegnerà il pensiero politico-economico su cui si giocheranno le prossime battaglie”.

Scritto da un ricercatore francese poco più che 40enne, Thomas Piketty, Il Capitale nel XXI secolo (per il momento niente edizione italiana) traccia lo sviluppo del capitalismo dal 1700 ad oggi, e dimostra come la dinamica naturale del sistema sia quella di creare una sempre maggiore diseguaglianza tra ricchi e poveri, con la ricchezza che si concentra sempre più nelle mani dei primi. A sostegno della sua tesi, Piketty porta i risultati di un lavoro di ricerca che dura ormai da 15 anni, e che si basa su serie storiche provenienti da Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e altri paesi emergenti.

Cosa dicono i numeri di Piketty? Che il rendimento di finanza e patrimonio immobiliare è sempre e comunque più alto di quello che può essere generato dal lavoro e dalla produzione. Il che vuol dire, considerando che le ricchezze si concentrano gradualmente nella mani dei più ricchi, che per chi non nasce “con la camicia” sarà sempre più difficile invertire la tendenza e salire la scala sociale. La ricchezza, dice Piketty, si crea non dal lavoro, ma con quello che si ha già: case, conti in banca e azioni. “In termini di concentrazioni di ricchezze stiamo tornando piano piano alla Belle Époque”, ha detto l’economista a France Info. Non una prospettiva allettante se si pensa all’oligarchia ereditaria che deteneva potere e ricchezza tra fine 800 e primo decennio del secolo successivo. “Il Capitale di Piketty – scrive Paul Krugman sul New York Times – demolisce il più prezioso dei miti conservatori, quello che ci racconta che viviamo in una meritocrazia dove la ricchezza è qualcosa di guadagnato e meritato”.

Il Capitale di Piketty mette anche una pietra tombale su quelle interpretazioni che vedevano il capitalismo, una volta arrivato in una fase di maturità, dirigersi verso un livellamento dei redditi e una diminuzione graduale delle diseguaglianze generate agli inizi del ciclo. E’ questa la tesi, ad esempio, dei sostenitori della famosa curva di Kuznet, ideata (per stessa affermazione dell’autore, premio nobel nel 1971) senza solide basi empiriche. Piketty dice che quel che Kuznets e altri come lui vedevano negli anni ’70 era solo un’eccezione alla regola, e per giunta dovuto all’immensa distruzione di ricchezze che fu causata dalla prima e dalla seconda guerra mondiale. L’abbassamento costante delle diseguaglianze negli anni 60 e 70 è per l’economista francese solo un momento specifico e difficilmente ripetibile, mentre di per sé il capitale si basa su un naturale (e lo dicono i dati) incremento della diseguaglianza. Senza interventi straordinari quell’1% di super ricchi tanto inviso al movimento Occupy Wall Street diventerà sempre più ricco. Gli altri, tutti coloro che non dispongono di rendite finanziarie o immobiliari, perderanno sempre più terreno. La crescita, spiega Piketty, da sola non basta per garantire la redistribuzione. Per garantire equità bisogna allora “affamare la bestia” (ribaltando il senso del vecchio detto “starve the beast di Ronald Reagan), prelevando ricchezza lì dove tende ad accumularsi di più.

grafico piketty thomas

Piketty avanza anche alcune proposte di riforma del sistema, ma si rende conto dell’utopia che al momento rappresentano, vista anche la situazione politica. L’economista francese ad esempio auspica un ritorno ad una tassazione all’80% per i redditi altissimi. “Bisogna abbassare enormemente la tassazione dei salari, e creare una tassazione globale sul capitale“.

Abbiamo discusso del libro di Piketty con Francesco Saraceno, docente di economia all’università Sciences Po di Parigi. Per iniziare gli abbiamo chiesto perché si parla tanto de Il Capitale nel XXI secolo.

      piketty francesco saraceno

L’intervista è stata trasmessa all’interno del programma di economia di Radio Città del Capo Piano Marshall.

Qui il podcast completo della trasmissione:

      piano marshall piketty

Link per approfondire:

Francesco Saraceno su Il Capitale di Piketty

Thomas Piketty Revives Marx for the 21st Century

La radio france France Info intervista Piketty

The Guardian. Occupy was right: capitalism has failed the world

New York Times. Why Piketty’s Book Is a Bigger Deal in America Than in France

Paul Krugman: The Piketty Panic

[Video] Piketty alla City University of New York

The accidental controversialist: deeper reflections on Thomas Piketty’s “Capital”

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.