Tecnologia è bello, ma poi…che ne facciamo?

17 gen. – Un pc per l’ufficio, magari anche uno portatile da usare quando si è in movimento, poi l’immancabile smartphone e da qualche tempo anche un tablet (iPad e dintorni). Ma poi, che ne facciamo? Proviamo a pensare al momento in cui diventano rifiuti, i cosiddetti RAEE (Rifiuti di Apparecchi Elettrici ed Elettronici). In città su questo circolano idee nuove.

Gli esperti di IngegneriaSenzaFrontiere assieme all’associazione VisualZoo hanno inaugurato a Bologna “Adotta un PC”. I computer ritirati vengono “trattati” da Ingegneria Senza Frontiere e rimessi in funzione con il sistema operativo Linux (gratis e liberamente distribuibile) e testati per un uso da ufficio (navigare,  usare un elaboratore di testi). In più, dal 13 di gennaio scorso e fino a dicembre con una scadenza mensile, è possibile partecipare ai laboratori dell’ofPCina, dove tecnici volontari assistono i proprietari nella riparazione del proprio personal computer.

Un’altra strada per ridurre l’impatto sull’ambiente è quella di cercare di limitare l’impatto ecologico delle componenti elettroniche dei nostri apparecchi grazie al risparmio energetico e a un design più eco-compatibile. Un progetto dell’Università di Bologna studia come realizzare chip che generino meno calore durante il loro funzionamento e che siano più facilmente gestibili dai software che li comandano. Un approccio integrato, quindi, tra hardware e software, per risparmiare energia e, di conseguenza, ridurre l’impatto ambientale dovuto all’utilizzo di cellulari e computer portatili. Il progetto sta partendo in queste settimane ed è finanziato dall’Unione Europea con 2,5 milioni di euro. C’è già l’interessamento di qualche produttore industriale di microchip e componentistiche.

Marco Boscolo, pigreco partyFormicablu

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