Video – Tanti soldi spesi e la Specola è ancora chiusa

Bologna, 22 set. – Nel 2011 il Museo astronomico della Specola di Bologna è stato chiuso al pubblico per lavori di restauro. A distanza di tre anni un cartello rosso all’entrata avverte senza troppi preamboli: “La riapertura non è prevista a breve”. Oggi, la Specola si presenta come una torre che spicca dal Palazzo Poggi di via Zamboni e si innalza verso il cielo, intrappolata in una grigia e pesante impalcatura metallica. Una torre che vanta 300 anni di storia, che ha ospitato i più grandi astronomi del ‘700 e che ha visto portare a termine al suo interno le prime prove meccaniche di Giovanni Battista Guglielmini (1760-1817) sulla rotazione della Terra. Negli anni precedenti alla chiusura la Specola ha collezionato oltre 18 mila visitatori l’anno provenienti da tutto il mondo. Oggi i lavori vanno a rilento e gli ultimi soldi che servirebbero per permetterne la riapertura non ci sono. Nessuno riesce a rispondere ad una semplice domanda: quando riaprirà il museo?

“Grazie all’ex-rettore Pier Ugo Calzolari, fu consentito un primo inizio dei lavori di ristrutturazione”, spiega il prof. Fabrizio Bonoli, referente scientifico del museo della Specola. Nel 2011 la Specola, racconta il docente, è stata chiusa al pubblico per permettere lo svolgimento di alcuni lavori della parte interna della torre, in particolare la messa a norma di tutti gli impianti e il rifacimento delle pareti e della maggior parte della pavimentazione. Tre anni dopo i lavori non sono ancora terminati perché i soldi sono finiti, e per ora mancano nuovi fondi. Restano ancora da sistemare gli infissi del piano superiore e alcune infiltrazioni nei muri che richiedono un intervento repentino, dato che la sala che ospita telescopi in legno del ‘700 si ritrova allagata nei giorni di pioggia.

foto orologio

Il prof Bonoli mostra un antico orologio a meridiana da tasca, esposto alla Specola

Tanti soldi spesi e nessun risultato raggiunto. Finora sono stati stanziati 800 mila euro per lavori edilizi e di impiantistica, ma non sono bastati. Bonali spiega che non può dire quanto verranno a costare i lavori mancanti poiché “il progetto complessivo realizzato in collaborazione con la Sopraintendenza e presentato nel 2013 non ha avuto risposta, e quindi si sta operando a piccoli passi, anzi piccolissimi”. Bonoli non aggiunge altro, dato che si entra in un campo non più di sua competenza. Ma neanche chi di dovere sa molto: lo Sma (Sistema Museale d’Ateneo) preferisce non rispondere a semplici domande; o meglio, la risposta c’è ma è la seguente: “non riusciamo a darti il dato richiesto”. A quanto pare, nessuno dell’amministrazione e degli uffici interni sa niente, ed il museo è lasciato a se stesso. Rimangono alcuni dubbi: primo di tutti quello riguardante l’impalcatura esterna. Si tratta di una struttura che richiede grandi costi per l’affitto e ancora più grandi per lo smontaggio, ma dato che la struttura è ancora lì l’affitto viene tutt’ora pagato regolarmente. Le domande a cui rispondere allora sono: quanto è stato speso fino ad ora per l’affitto dell’impalcatura? Quanto costerà lo smontaggio? E quando sarà smontata l’impalcatura visto che i lavori per cui era necessaria sono terminati da tempo?

Andrea Capponimuseo specola

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