“Strangolati dal pubblico”. Il grido d’aiuto del centro accoglienza minori

13 sett. – Un appello per non chiudere. È quello lanciato dall’associazione “Nuovo Grillo onlus” che, dal 1996, gestisce a Bologna comunità di accoglienza per minori affidati dal Tribunale ai servizi sociali. Il motivo? Ritardi nei pagamenti della Pubblica amministrazione e, in alcuni casi, nessun pagamento. “La nostra principale fonte di finanziamento è rappresentata dalle rette pagate da Comuni, Ausl o Regioni responsabili per i minori collocati in comunità”, spiega Claudio Severoni, presidente dell’associazione.

A partire dal 2011  i tempi di riscossione dei crediti si sono allungati al punto di impedire alla “Nuovo Grillo” di pagare gli stipendi dei dipendenti, ridottisi a 9, e di ottemperare agli obblighi con lo Stato, “tanto da ritrovarci a dover decidere se pagare le terapie per i ragazzi o le tasse”. Dal 2012, inoltre, delle due comunità attive ne è rimasta una con sette posti disponibili. Attualmente, i ragazzi ospiti sono quattro. “I pagamenti sono fermi a ottobre dello scorso anno e siamo arrivati al punto di dover rifiutare le richieste di nuovi inserimenti per mancanza della liquidità necessaria ad accoglierli”, ammette Severoni.

Per riscuotere i crediti che si vantano con la Pubblica amministrazione, serve il Documento unico di regolarità contributiva (Durc), “che, a oggi, siamo riusciti a ottenere solo con prestiti personali dei soci volontari”, afferma Severoni. La liquidità di cassa impedisce di essere in regola con gli adempimenti previdenziali, assistenziali e assicurativi e questa irregolarità impedisce di riscuotere i crediti. “È un cane che si morde la coda- continua- siamo, al tempo stesso, debitori della Pa che, nell’esigere i suoi crediti impone tempi strettissimi e sanzioni altissime, e creditori di una Pa che per pagare i suoi debiti si concede tempi biblici, senza risarcire i danni che causa”. Oltre che con l”Emilia-Romagna (in particolare Bologna e Ferrara) la “Nuovo Grillo” lavora con le Regioni Campania e Calabria, “e se nel primo caso, ovvero l’Emilia-Romagna, possiamo parlare di ritardi ed è ancora possibile un confronto, negli altri due siamo quasi alla presa in giro”.

In particolare, secondo Severoni, il comune di Bologna avrebbe un debito di circa 30 mila euro.

A farne le spese sono, ovviamente, i minori. “Accogliamo ragazzi e ragazze con storie di abbandono, abusi, con situazioni familiari problematiche con l’obiettivo di reinserirli in famiglia o portarli alla maggiore età, dando loro una certa autonomia- racconta Severoni- ma questa situazione ci impedisce di seguirli come dovremmo. A questo punto non sappiamo più che fare“. Il rischio è,  infatti, che l’interruzione brusca dei percorsi vanifichi il lavoro fatto, creando danni gravi ai minori. “È il caso di una nostra ospite dimessa per mancanza dei fondi necessari a proseguire il suo progetto educativo e di vita -la Regione Calabria ha finanziato solo 6 dei 18 mesi di terapia previsti– che ha tentato il suicidio”, afferma Severoni. La ragazza è stata salvata ma, dato che in Calabria, la sua regione di provenienza, non ci sono strutture idonee ad accoglierla, e” ancora ospite della comunità gestita dalla onlus bolognese, “in attesa di un”alternativa valida”. L’appello è visibile sul sito Internet dell’associazione dove si legge: “Non è possibile che siano dei volontari a farsi carico di spese che competono alla Pubblica amministrazione, dilapidando i risparmi di una vita, e non ci sembra ragionevole che la vita di minori già segnata da gravi problematiche sociali e psicologiche siano determinate da logiche economiche, senza tener conto del fatto che, ogni singola scelta fatta, è determinante per il loro futuro”.

La denuncia del presidente dell’associazione Claudio Severoni.

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