Strage ferroviaria di Crevalcore: decennale amaro

crevalcore lapide

Bologna 7 gen. – Il fischio di alcuni treni che passano intreccia il discorso del sindaco di Crevalcore Claudio Broglia davanti alla lapide con i nomi delle 17 persone  morte dieci anni fa nella strage ferroviaria. Erano le 12,53 di un giorno di nebbia fitta quando un treno interregionale proveniente da Verona e diretto a Bologna che aveva a bordo circa 200 passeggeri, all’altezza della ex stazione di Bolognina di Crevalcore si scontrò con un merci che arrivava da Roma e che procedeva in senso contrario. La circolazione avveniva allora su un binario unico e solo dopo il terribile incidente la linea venne rimodernata e dotata del sistema di controllo della marcia dei treni (SCMT), che blocca il convoglio se necessario.

Per la magistratura, alla base di quanto accadde ci fu un errore umano, un segnale rosso non visto a causa della nebbia. L‘unico colpevole è stato individuato dal processo nel macchinista del treno passeggeri, Vincenzo De Biase, anche lui deceduto nello schianto. Assolti invece tutti gli altri imputati, dirigenti delle ferrovie. Ma i macchinisti che conoscevano il tratto e i treni hanno sempre sostenuto che le responsabilità furono altre rispetto all’errore del collega e che la sicurezza della tratta non era garantita.

Nello scontro un’ottantina di persone rimasero ferite e fu necessario il lavoro lungo di molti soccorritori per estrarre le persone dalle lamiere, come ricorda un volontario


I parenti e amici delle vittime, presenti in diverse decine, stamattina non hanno voluto parlare. “Non sono morte invano”, ha detto il sindaco ricordando che oggi la linea è stata ammodernata e insistendo sulla necessità di lavorare sulla memoria di quello che avvenne, soprattutto quando si compiono scelte improntate al cambiamento. “Il timore è che non si renda più giustizia alle vittime e alle loro famiglie. Non si può liquidare tutto con l’errore umano – ha spiegato il primo cittadino -Va studiato il modo che ciò non avvenga più”.

Broglia ha anche salutato i familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio del 2009, presenti con striscioni e volantini a sostenere che quella sul disastro di Crevalcore “è una sentenza esemplare che serve all’oggi” e che “come cittadini, non possiamo delegare a questi Tribunali la tutela della vita, della sicurezza e della salute”.

Fra i molti ferrovieri presenti, Savio Galvani, macchinista in pensione e oggi consigliere comunale a Rimini, denuncia il rischio che torni in auge il VACMA, il pedale che il macchinista doveva tenere premuto e rilasciare ogni 55 secondi per dimostrare di essere vigile durante la marcia, messo da parte proprio dopo la strage di dieci anni fa

 

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