Steve McCurry: “Fotografo tutto il giorno, tutti i giorni”

Forlì, 20 sett. – In occasione della mostra CIBO, che inaugurerà il 21 settembre ai Musei San Domenico a Forlì, abbiamo incontrato il fotografo americano Steve McCurry,  4 volte vincitore del World Press Photo e autore dell’iconico ritratto Ragazza afgana.

Parliamo della mostra Cibo: sono esposte fotografie provenienti da tutto il mondo e da diversi periodi della sua vita. Che cosa l’ha attratta?

Beh, il cibo è una delle parti più importanti delle nostre vite. È anche uno dei momenti principali della nostra socializzazione: in famiglia, tra amici, al lavoro. È qualcosa di cui non possiamo letteralmente fare a meno. È un’attività universale: in tutto il mondo – magari cucinato in maniera differente – si mangia il cibo, e lo si fa insieme.

Che differenza c’è tra il fare una foto in una zona rurale e remota del mondo e fare la stessa foto in centro a New York?

Beh, non vedo troppe differenze: gli elementi che caratterizzano  un pasto a NYC e un pasto in un piccolo villaggio dell’Etiopia non sono troppo dissimili. Conversazione, amicizia, godersi il cibo insieme. Penso davvero che quest’universalità dell’esperienza del cibo sia qualcosa che ci unisce tutti.

Che cosa le interessa maggiormente della fotografia di viaggio, mostrare qualcosa o creare qualcosa?

Credo che raccontare una storia sia l’elemento più importante di una fotografia: scoprire una storia e raccontarla. È davvero importante la scoperta e la curiosità. Talvolta devi confrontarti con la situazione in cui ti trovi: devi provare a creare un mood che racconti molto più di quanto dica la fotografia in sé.

Lei ha davvero creato uno stile ben riconoscibile, nei ritratti, nella fotografia di viaggio e in molti altri campi. Come si sente quando vede in giro una fotografia scattata con lo stile di Steve McCurry?

Immagino che questi omaggi in realtà tradiscano molto dello stile del fotografo. Quando si fotografa esce molto della personalità e dell’individualità di chi sta scattando. Non occorre copiare nessuno.

Possiamo considerare questa in cui viviamo l’epoca della fotografia. Tutti scattano ovunque e qualunque cosa e abbiamo davanti agli occhi continuamente delle foto. Tutto questo condiziona in qualche modo il suo lavoro?

Beh, mi piacciono le fotografie col cellulare, penso che sia positivo che le persone possano fotografare col telefono, avere una memoria in fotografia degli amici, della famiglia, un tempo era appannaggio solo di chi possedeva una macchina fotografica, oggi ce l’hanno tutti; penso che siano un documento impagabile della storia della nostra vita, come siamo e come eravamo un tempo.

Qual è la sua routine fotografica?

Io fotografo tutti i giorni tutto il giorno, la mia famiglia, i miei figli, tutto quanto. Penso che tutto ciò che facciamo sia affascinante e qualsiasi momento sia potenzialmente interessante. La maggior parte delle foto le faccio col mio cellulare.

Sono degli appunti che le servono per poi tornare a scattare con una vera macchina fotografica?

No, utilizzo il mio cellulare come una vera macchina fotografica. Quando viaggio uso una macchina analogica, ovvio, ma è così più semplice usare un telefono per gli eventi di tutti i giorni che documentino le nostre vite e che in futuro testimonieranno la nostra vita.

C’è qualche nuovo fotografo di cui apprezza il lavoro e di cui vuole farci il nome?

Beh, molti sono dentro Magnum Photos e sono decisamente interessanti, ci sono anche molti nuovi fotografi italiani che sono promettenti. Ora la fotografia è diventata più universale e democratica, nel passato non c’erano così tante fotografie interessanti in India o in Africa, o in Sud America: ora l’economia mondiale è migliorata, e un sacco di lavori interessanti arrivano da letteralmente tutto il mondo, non solo dall’Europa.

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      INTERVISTA A STEVE MCCURRY

ASCOLTA MONICA FANTINI LA CURATRICE DELLA MOSTRA CIBO

      Monica Fantini - Curatrice della mostra Cibo

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