Social Log: “Bologna sia Piano casa free”

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Bologna, 2 set. – “Il piano casa toglie il diritto alla sanità e all’istruzione“. Lo hanno gridato in una sessantina questa mattina sotto le finestre di Palazzo d’Accursio mentre all’interno era in corso la giunta guidata dal Sindaco Virginio Merola. Erano in gran parte le famiglie che occupano gli appartamenti di via Mario De Maria e di Mura di Porta Galliera. Famiglie tunisine, marocchine, cinesi che si sono rivolte a Social Log, lo “sportello per il diritto all’abitare” che fa parte della galassia del centro sociale Crash. “Bologna sia, come per il Cie, Piano casa free” hanno chiesto in piazza Maggiore e poi nel breve corteo che li ha portati fino in piazza XX settembre.

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“Sono 400 le famiglie che si sono rivolte a noi- dice Luca di Social Log-. Famiglie che, a causa della crisi, non riescono più a pagare gli affitti e sono state sfrattate. Famiglie che i servizi sociali non riescono ad intercettare”. Come Omar, di origine jemenita, nato in Somalia: lui vive in Italia da 32 anni, ha ottenuto la cittadinanza italiana e per una vita ha lavorato come operaio metalmeccanico. Si è sposato, ha avuto 5 figli, il più grande ha 12 anni. Tutto filava liscio, poi è arrivata la crisi. “Nel 2010 ci hanno messo in cassa integrazione, poi in mobilità e ora ci hanno licenziato” racconta Omar che si è trovato senza stipendio e senza la possibilità di pagare un affitto. Per questo ha occupato, insieme ad altre famiglie, una palazzina sfitta in Mura di Porta Galliera. “Li abbiamo trovato un tetto però non abbiamo l’acqua calda. Non so come faremo quest’inverno”.

Linda invece viene dalla Cina. Anche lei, insieme al marito e ai due figli, ha occupato un appartamento in Mura di Porta Galliera. E’ arrivata in Italia 6 anni fa: studiava italiano e la sua speranza era di lavorare qua. Ha trovato impiego come commessa poi però, rimasta incinta, ha smesso di lavorare. Viveva a Roma, in quel periodo, insieme al marito, che di lavoro faceva l’autista. Poi anche il marito ha perso il lavoro e si è trovata senza nulla. Ha lasciato la capitale ed è arrivata a Bologna, da una zia. Ma anche qui, niente lavoro. E’ così che si è rivolta a Social Log.

Sia Linda che Omar, se riuscissero a trovare un lavoro, vorrebbero trovare una casa in affitto. Nel frattempo però continuano ad occupare lo stabile e chiedono, insieme ai militanti di Crash, che Bologna faccia come per il Cie e diventi “Piano casa free”. “Il piano casa, e soprattutto l’articolo 5- dice Luca- nega alle persone il diritto alla salute e quello all’istruzione”. Senza residenza è stato difficile iscrivere i bambini a scuola, soprattutto nel caso di passaggio di grado, dalle elementari alla medie. Così come per le gestanti (sono tre le donne incinte nelle occupazioni di Social Log) avere l’assistenza sanitaria. L’escamotage trovato in alcuni casi è stato quello dell’indicare la residenza precedente all’occupazione.

Dalla riunione di giunta non è uscito nulla, per il momento: “Di quello che si è deciso parleremo a breve in una conferenza stampa” hanno fatto sapere dallo staff del sindaco. La scorsa settimana si era parlato di un protocollo per l’uso temporaneo degli spazi pubblici o privati per rispondere all’emergenza casa.

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