Smog. In Emilia-Romagna costa fino a 1.900 euro a persona


21 ott. – Il costo sociale dell’aria inquinata? In Emilia-Romagna è alto, fino a quasi 2.000 euro a testa. Secondo uno studio, in testa in questa inquietante classifica c’è Parma, al sesto posto nazionale, con un costo pro capite dell’inquinamento atmosferico di 1.915 euro. Reggio Emilia, per quanto riguarda le città della regione, è 12esima assoluta con 1.786 euro, una posizione davanti a Bologna, dove l’impatto dello smog e degli inquinanti costa 1.781 euro a testa. Seguono via via Piacenza, Ravenna, Modena e Ferrara. Meglio ancora Rimini, sotto media nazionale con 1.333 euro, e Forlì (1.277 euro). Lo studio, “Costi sanitari dell’inquinamento atmosferico nelle città europee, connesso con sistema dei trasporti”, diffuso oggi dalla società di consulenza CE Delf, ha preso in esame 432 città europee, in 30 paesi (27 paesi Ue più Regno Unito, Norvegia e Svizzera).

Vengono considerate in pratica le spese, a partire da quelle sanitarie, che ogni cittadino è costretto a sobbarcarsi per far fronte ai danni derivanti dall’inquinamento atmosferico: una spesa che per gli italiani, come spiega Legambiente che è partner italiano, ammonta a un costo medio di 1.400 euro per ogni cittadino, circa il 5% del Pil. In Europa, invece, la stima è più bassa e si aggira intorno a quota 1.250 euro per una percentuale del 3,9%. Roma, Milano e Torino sono tra le prime 25 città europee per costi sociali in assoluto, mentre ben cinque città italiane sono nella top ten per costi pro capite (Milano seconda dopo Bucarest, seguita dal terzo posto di Padova, al sesto Venezia, al settimo Brescia e al nono posto Torino). E maggiore è il numero di automobili in strada e più aumenta il tempo trascorso nel traffico più si alzano i costi sociali dell’inquinamento.

I numeri che riguardano le città emiliane, afferma Legambiente, “devono farci riflettere sugli urgenti interventi che ad oggi vengono derogati, uno di questi sicuramente il blocco dei diesel euro 4. Se da un lato è necessario creare condizioni economicamente agevolate per favorire questo passaggio, dall’altro non possono più essere ignorati i costi sanitari che derivano da un loro utilizzo”. Interventi urgenti sul trasporto pubblico, prosegue l’associazione, “non devono essere da meno: è importante che le risorse del Recovery Fund vengano destinate ad opere prioritarie come l’Sfm ed il tram bolognese, e linee ferroviarie quali la Pontremolese e la Porrettana su cui ad oggi di segnalano numerosi disservizi”.

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