Servizi scolastici e disabilità assegnati al ribasso. Le coop scrivono al Comune

bambini scuola

Foto flickr Maria Adele – Alcuni diritti riservati

Bologna, 30 giu. – Ventidue milioni di euro. E’ la base d’asta di partenza del bando indetto dal Comune di Bologna per assegnare, col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, i servizi cittadini in materia di integrazione scolastica e disabilità. Si parla di oltre 300mila ore di lavoro all’anno, 450 educatori e migliaia di bambini coinvolti per uno dei bandi più importanti in città. Ventidue milioni di euro (ma alla fine saranno di meno, visto che il meccanismo è quello dell’offerta al ribasso), da spalmare su tre anni (settembre 2014-settembre 2017) e che finiranno nelle tasche del vincitore, da settembre unico gestore tutti quei servizi che erano stati smembrati durante la gestione commissariale di Anna Maria Cancellieri: il cosiddetto “spezzatino”.

Servizi scolastici. Cgil e coop contro il Comune: “No al bando al ribasso”

Ad essere allarmati dal bando sono sia i sindacati, che da tre settimane stanno chiedendo inutilmente un incontro col Comune, sia le cooperative bolognesi, che hanno spedito una lettera a Palazzo d’Accursio (e in conoscenza a Cgil, Cisl, Uil e Usb) esponendo le proprie preoccupazioni e chiedendo modifiche al capitolato. Tra chi sta valutando la partecipazione al bando i dubbi sono molti. E infatti l’Aci, l’Alleanza delle cooperative di Bologna, ha inviato al Comune di Bologna un documento (Qui in versione Pdf ) in cui si evidenzia tutto quel che non funziona nel bando di gara, e si chiede di “apporre gli opportuni correttivi”.

Nel disciplinare pubblicato sul sito del Comune, ragiona l’Aci, si specifica infatti come 30 punti su 100 saranno assegnati all’offerta economicamente più bassa. Trenta punti che saranno decisivi visto che sui temi dell’organizzazione del lavoro e del progetto educativo (i restanti 70 punti) tutte le coop presenteranno proposte non così dissimili, e quindi le valutazioni non dovrebbero poi variare di molto. “Si propone – si legge nella lettera firmata Aci – una gara in cui si dà rilievo principalmente, se non esclusivamente, al ribasso in termini economici“. C’è di più. Nel bando si specifica, in neretto e con sottolineatura, che “saranno accettate solo offerte in ribasso rispetto alla base di gara stabilita”. E visto che la proposta più bassa intascherà 30 punti, la competizione sul prezzo sarà forte perché decisiva. Col problema, secondo i calcoli di Aci Bologna, che i 22 milioni di euro posti a base d’asta rischiano già di per sé di non permettere al vincitore di coprire i costi del lavoro previsti dai contratti collettivi nazionali di settore. Insomma, chi vincerà potrebbe da subito essere costretto a comprimere il costo del lavoro, con tutto quel che ne consegue in materia di diritti e delle retribuzioni di educatori e assistenti. “I prezzi posti a base d’asta sono già di per sé incongrui dal momento che al costo del lavoro puro, non intaccabile, sono stati aggiunti soltanto un 3% per i costi generali, contro il 10% del tabellare provinciale”.

Il risultato, spiega l’Alleanza delle cooperative, è che il rischio “è sia quello di diminuire la qualità complessiva dei servizi verso gli alunni disabili, dei servizi di prevenzione educativo/pedagogica e integrativi scolastici, sia abbassare la qualità del lavoro e delle professionalità di quelle organizzazioni che hanno negli anni tutelato il lavoro e la qualità del servizio offerto”.

Infine nel capitolato si citano di sfuggita anche i servizi estivi, che Cgil e Usb stanno da tempo chiedendo di inserire in maniera organica nella gestione dei servizi scolastici così da assicurare agli educatori uno stipendio per 12 mesi l’anno. Difficilmente però, vista la situazione, il vincitore avrà la possibilità di farsi carico anche degli educatori dei campi estivi.

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Per come è scritto il bando, spiega Fabio Brunacci della Fp-Cgil di Bologna, “la formula premia pesantemente chi si dirà disponibile a gestire i servizi con meno soldi degli altri . Bastano pochi centesimi in meno per avere anche 20 punti in più dei concorrenti”. Quello che potrebbe succede in prospettiva, secondo la Cgil , “è che chi vince potrebbe non avere risorse adeguate per sostenere il servizio, a discapito della qualità del servizio e del lavoro”.

Il bando è stato pubblicato sul portale del Comune di Bologna e fissa nel 15 luglio la scadenza per la presentazione delle offerte. Chi vincerà si occuperà per i prossimi tre anni, da settembre 2014 a settembre 2017, di integrazione e disabilità. Un compito complesso e delicato, e per questo potranno partecipare aziende e cooperative con importanti esperienze nel settore e almeno 250 educatori a libro paga. Nessuno spazio per le piccole cooperative se non associandosi, ma anche qui la capogruppo dovrà comunque dare tutta una serie di garanzie, ad esempio avere almeno 150 educatori.

Due le fasi della selezione che porterà al vincitore. Una prima valutazione che assegnerà un massimo di 70 punti e premierà la qualità della proposta del gestore, prendendo in considerazione aspetti come le soluzioni tecnico-gestionali e la struttura organizzativa (25 punti max), la proposta metodologica e progettuale (25 punti), la qualità del personale (15) e altri aspetti migliorativi (5). In particolare, tema caro ai sindacati, i 15 punti saranno assegnati anche tenendo conto delle “modalità e strumenti per assicurare la continuità degli operatori nello svolgimento del servizio, del contenimento del turn over con particolare riferimento all’inserimento ed affiancamento di nuovo personale e all’adozione degli strumenti idonei a garantire buone condizioni lavorative e modalità di pagamento del personale impiegato che ne migliorino la stabilità”.

Poi ci sarà l’apertura delle buste con l’offerta economica. Al ribasso maggiore praticato rispetto alla base di gara (22 milioni e 195 mila euro ) verranno assegnati assegnati 30 punti, poi via via tutte le altre offerte più onerose per il Comune a cui verranno assegni punteggi minori.

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