Servizi psichiatrici. Negli ospedali di Bologna si legano sempre più pazienti

Bologna, 17 mag. – Lo dicono i dati dell’Ausl: nei reparti del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura di Bologna (i cosiddetti Spdc) si lega sempre di più. Negli ultimi anni gli episodi sono più che raddoppiati: 40 nel 2013, 100 nel 2016 e altrettanti nel 2017. Numeri che raccontano un’inversione di tendenza inaspettata, visto che nel 2013 l’azienda sanitaria sperava di arrivare in poco tempo alla contenzione zero, cioè a nessun paziente fisicamente legato o trattenuto con lacci, cinghie o altri mezzi meccanici. Oggi quella prospettiva sembra decisamente più lontana. Per Bologna un brusco risveglio proprio durante le celebrazioni dei 40 anni della legge 180, quella voluta da Franco Basaglia per chiudere i manicomi di tutta Italia. Un dato, quello bolognese, che stona anche se confrontato con quello regionale: se nel 2011 i casi di contenzioni in tutta la Regione erano stati mille, nel 2017 sono scesi a 350. E sempre nel 2017 l’Spdc di Ravenna ha festeggiato l’obiettivo contenzione zero.

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La contenzione a Bologna. I casi di contenzione si sono registrati nei due Spdc di Bologna città, i reparti di diagnosi e cura degli ospedali Sant’Orsola-Malpighi e Maggiore. Quindici posti letto ciascuno, in questi due reparti che hanno la funzione di “trattare i disturbi mentali in fase acuta” entrano pazienti che chiedono volontariamente di essere ricoverati e tutti coloro che vengono inviati negli Spdc tramite il Tso, il trattamento sanitario obbligatorio. La speranza dell’Ausl di Bologna era quella di festeggiare il 2015 con nessun paziente contenuto tramite fasce, sponde o altri accorgimenti. Un modo per uniformare i due Spdc cittadini al reparto di San Giovanni in Persiceto, più di 20 anni di storia e mai nessun paziente immobilizzato al letto. Le cose però sono andate diversament, e i 100 casi del 2017 stanno lì a dimostrarlo. Una situazione che ha riguardato solo maggiorenni. Tra gli under 18 non si sono infatti registrate contenzioni, per quanto i minori negli Spdc siano stati ricoverati: 47 casi nel 2017 su Bologna città.

Le cause: Intossicazioni, stranieri e Magistratura. “Il nostro obiettivo e orizzonte resta quello della contenzione zero – spiega Roberto Muratori, direttore dell’Spdc di San Giovanni in Persiceto e di quello dell’ospedale Sant’Orsola – Il problema è che negli ultimi anni molte cose sono cambiate a livello sociale. Stiamo lavorando per prendere le contromisure necessarie e fronteggiare questo picco delle contenzioni”.

Per Muratori il primo problema è “l’aumento delle persone con un’intossicazione acuta” (dovuta all’uso di sostanze, ndr), “persone che dovrebbero essere trattate fuori dagli Spdc, ad esempio nei reparti di medicina d’urgenza o in rianimazione”. “C’è poi stato l’aumento della popolazione straniera che fatica a comprendere i ricoveri, e con queste persone ci vuole più tempo per stabilire un rapporto e una comunicazione”.

Muratori segnala anche un aumento dei ricoveri degli adulti con gravi disabilità cognitive che hanno alterazioni del comportamento e infine “il dato più preoccupante, la tendenza ad inviare in psichiatria in quanto reparto chiuso situazioni che non hanno bisogno nessuna cura, ma semplicemente un controllo del comportamento.” “Succede che sempre più persone sono inviate dalla magistratura ai servizi sanitari e – spiega Muratori – l’unico punto di approdo a quel punto diventa l’Spdc che però, se torna a svolgere una funzione di controllo sociale, contravviene proprio ai principi della legge 180 voluta da Basaglia”.

 

      Roberto Muratori

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