Scuola: la posta in gioco

Desta una certa impressione la reazione repressiva che si sta esercitando contro una moltitudine di cittadini, bambini, genitori, insegnanti, impegnati a difendere la scuola pubblica dai tagli del Governo.

Sono state esercitate contro questo movimento spontaneo nell’ordine: accuse di terrorismo e sovversione, interventi della Digos e dei Carabinieri, iniziative giudiziarie tese a individuare ed eventualmente perseguire non meglio specificati reati, atti di vandalismo e manomissione del materiale informativo collocato dentro le aree scolastiche, volantinaggi da parte di gruppetti di estrema destra palesemente digiuni sui temi i discussione ma certamente ben pronti a cogliere i frutti mediatici della loro provocazione.

Per non parlare dei lanci di uova e delle aggressioni verbali diffuse quotidianamente dall’Onorevole Garagnani.

E’un clima preoccupante, soprattutto se ci si ferma a riflettere su un fatto: si tratta di una delle proteste tra le più tranquille, pacifiche e rassicuranti che vi sia oggi in Italia. Perché dunque tanto accanimento?

In primo luogo perché la cifra che ormai caratterizza la politica del nostro paese è la paura: sventolare il lenzuolo rosso del pericolo all’integrit

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