Scuola e bullismo. Le opinioni dei docenti a confronto

Foto pubblicata su Flickr da Analía Passarini

24 apr. – Scuola e bullismo. Il dibattito è tornato ad aprirsi dopo l’episodio dell’Istituto tecnico commerciale ‘Francesco Carrara’ di Lucca, dove due studenti hanno umiliato il professore di storia e italiano tentando prima di rubagli il registro e poi mimando una testata. Tutto documentato in un video girato da un compagno con il proprio smartphone, divenuto virale in rete, che ha fatto accendere dibattiti e critiche di commentatori. “Non vorrei prendere le difese di quei ragazzi – commenta Alex Corlazzoli, maestro elementare di scuola pubblica e giornalista – ma dobbiamo essere in grado di saper leggere il loro linguaggio: si tratta di un grande gesto di violenza dietro il quale si nasconde una richiesta di attenzioni“.

Richieste d’attenzione rivolte ai docenti, secondo Corlazzoli, perché “non sempre la famiglia è presente” ed è per questo che “il professore ha un dovere in più”. Quando invece è fin troppo presente, accade al contrario che la famiglia “venga a difendere suo figlio a priori”, spiega Luigi Guerra, presidente del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna. “C’è stata una caduta complessiva dell’autorità dell’ente pubblico – prosegue – e bisogna trovare un’alleanza nuova tra il cittadino particolare, che è il genitore, e il funzionario pubblico particolare, che è l’insegnante, perché se non si ricostruisce quest’alleanza con chiarezza gli episodi come quello di Lucca sono destinati a crescere”.

E quando si parla di episodi di bullismo, l’autorevolezza del professore “è importantissima”, commenta la preside dell’IC 20, Daniela Turci. “È necessario essere preparati – prosegue – e capire anche l’importanza del livello tecnologico, perché adesso gli smartphone si usano per fotografare e mettono in circolo immagini che possono fare del male”. Se i social network hanno da un lato aumentato la percezione del problema del bullismo, allo stesso modo “non hanno diffuso nei ragazzi la consapevolezza di quello che si sta facendo”. Spesso infatti sono le alunne e gli alunni a giustificarsi raccontando “che per loro era solo uno scherzo”.

Come diffondere quindi in loro una maggiore consapevolezza? “Le sospensioni non portano nessun beneficio”, secondo linsegnante delle scuole medie Giovanni Cocchi, mentre le punizioni socialmente educative potrebbero rappresentare una soluzione. Con la ‘Buona scuola’ rimane però da affrontare il problema di un’organizzazione che “crea scuole di serie A e di serie B“; se i finanziamenti arrivano anche dai “contributi volontari dei genitori”, secondo Cocchi il rischio è infatti quello di creare scuole molto differenti tra loro: “La capacità contributiva dei genitori del Pilastro è diversa da quella dei genitori delle Gandino e questo rischia di creare quelle ‘scuole di frontiera’ dove vengono i problemi più grandi. Questo la dice lunga se la scuola si sta avvicinando o allontanando dal dettato costituzionale, cioè l’articolo 3″, e se stia garantendo o meno pari dignità sociale a tutti gli alunni e le alunne d’Italia.

      Scuola. Alex Corlazzoli, Luigi Guerra, Daniela Turci, Giovanni Cocchi

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