Scuola, bimbi stranieri esclusi. Preside Massaro: “Un banco in due settimane”

 

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Bologna, 19 sett. – Il 17 settembre al suono della campanella che ha dato il via al nuovo anno scolastico 28 studenti di origine straniera tra i sei e i 16 anni non erano in classe. Perché non c’era posto. “Si tratta di bambini arrivati nel mese di settembre dall’estero da inserire in diversi ordini di scuole, dalla primaria alle superiori – spiega Filomena Massaro, dirigente scolastica della Scuola Polo del quartiere Savena – e questo apparente ritardo dipende dal fatto che, una volta arrivati, facciamo un colloquio con i genitori e con i bambini per verificare il percorso scolastico, si raccoglie la documentazione e si fa un pre-test per vedere quali competenze hanno sul piano della logica e della matematica e poi si cerca di collocarli guardando la residenza”. Come spiega la dirigente, “è una corsa contro il tempo ma è un’operazione che aiuta a inserire i bambini vicino a casa nella situazione migliore e necessita di un po’ di tempo”. Altri arrivi c’erano stati in estate e tutti i bambini sono stati collocati, mentre questi 28 sono arrivati a ridosso dell’apertura dell’anno scolastico. La dirigente assicura però che entro un paio di settimane bambini e ragazzi saranno in classe. “Stiamo guardando scuola per scuola insieme all’Ufficio scolastico territoriale per trovare posto per tutti”, spiega. “Nel frattempo stiamo strutturando un’attività di alfabetizzazione durante il giorno per attivare la conoscenza della lingua e facilitare l’ingresso una volta trovata la classe. In un paio di settimane dovremmo concludere le operazioni”.

La questione dei bambini e dei ragazzi che rimangono senza banco all’inizio dell’anno scolastico non è nuovo. Come spiega Massaro, “la questione è complessa”. La capienza delle classi è limitata da motivi di sicurezza e “risulta difficile inserire i nuovi arrivati dove le capienze sono state già raggiunte”. Inoltre, gli arrivi da fuori non sono così infrequenti e non solo dall’estero, “anche le famiglie italiane mostrano una certa mobilità, abbiamo avuto famiglie trasferite in ingresso e in uscita da una regione all’altra. E anche dove abbiamo fatto un’operazione con l’Ufficio scolastico territoriale per tenere i numeri bassi, diventa difficile mantenerli tali perché gli spostamenti sono all’ordine del giorno”, precisa Massaro. Nella costruzione delle classi inoltre incidono non solo le residenze ma anche le scelte delle famiglie, “che scelgono una scuola per motivi che vanno dall’offerta formativa alla logistica”.

Secondo Bruno Moretto del comitato Scuola e Costituzione, il problema della carenza di posti è dovuto alla mancanza di programmazione. “Tutti gli anni questo problema si ripresenta e intanto questi bambini perdono due settimane di scuola – racconta -. E non basta fare patti con le scuole private per collocare i bambini che non hanno posto, bisognerebbe trovare altri spazi per costituire nuove classi”. Per Moretto, il problema è “che si fa una politica di risparmio sull’istruzione che incide sul diritto all’istruzione pubblica garantita dalla Costituzione per tutti e sul diritto dei genitori di mandare i figli nelle scuole che hanno scelto”.

Preside Massaro, Moretto (Scuola e costituzione)

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