Sciopero generale. Cgil e Uil: “Piazze senza astensione”

sciopero generale 12 dicembre

Bologna, 10 dic. – A due giorni dallo sciopero generale nazionale di 8 ore proclamato da Cgil e Uil per venerdì 12 dicembre, in Emilia-Romagna i segretari regionali delle due confederazioni sindacali non hanno dubbi sulla partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori a quello che definiscono “uno sciopero di svolta“. In regione ci saranno11 manifestazioni “democratiche, di grande compostezza, pluraliste, fondate su un patto intergenerazionale”, annuncia Vincenzo Colla, segretario regionale della Cgil. Il numero uno della Camera del lavoro bolognese Maurizio Lunghi riferisce di un forte malumore nelle assemblee preparative sui luoghi di lavoro anche da parte di molti elettori simpatizzanti del Pd che si sono astenuti alle urne lo scorso 23 novembre.

Per Colla, con le modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori il governo, che per il Jobs Act “usa troppo gli appunti di Confidustria”, regala agli imprenditori la libertà di licenziamento, perché le novità non colpiranno solo i giovani neo assunti, mentre “i precari restano precari”, conclude. La sua organizzazione avanza proposte alternative anche sulla legge di stabilità (a partire da una patrimoniale per sostenere con investimenti la creazione di posti di lavoro nuovi e la stabilizzazione di quelli precari) e rivendica quello di venerdì come “uno sciopero di merito sindacale”, smarcandosi dall’accusa della Cisl di “sciopero politico”.

Cgil e Uil puntano il dito contro gli sgravi fiscali dati a tutte le imprese, comprese “quelle che licenziano, delocalizzano, evadono le tasse”. E iniziano a guardare oltre il 12 dicembre, puntando a recuperare il rapporto con la Cisl e a incidere sui decreti delegati con cui il governo dovrà riempire di sostanza la legge delega sul lavoro. “Vogliamo essere convocati e questa volta parlare con ministri che abbiano una delega”, chiarisce Giuliano Zignani, segretario della Uil emiliano-romagnola e bolognese. Per Zignani, non era l’articolo 18 a bloccare gli investimenti: “Le imprese straniere non investono perché le aree non sono disponibili o sono troppo care o controllate dalla malavita, perché c’è troppa burocrazia e il lavoro costa troppo”.

“I nostri figli e i nostri nipoti andranno a lavorare senza tutele”, prevede Zignani. Ma già il futuro più vicino, quello che si apre con l’anno nuovo, non è per niente roseo: in Emilia-Romagna sono a rischio migliaia di posti di lavoro, secondo il numero uno della Uil regionale, perché l’incertezza sul futuro degli ammortizzatori sociali lascia presagire che difficilmente i lavoratori interessati dalla cassa integrazione in deroga fino al 31 dicembre saranno confermati nel posto di lavoro (nel 2014 in regione sono state chieste 10,5 milioni di ore di cig, di cui la metà in deroga) .

Dall’altra parte, con il cosiddetto contratto a tutele crescenti “un imprenditore che assume e licenzia come vuole ci guadagna”, fa i conti la Uil.

“A Bologna si è potuto tenere la disoccupazione sotto al 10% agendo sulla cig e sulla mobilità”, spiega Lunghi della Cgil bolognese, chiedendosi cosa accadrà con l’inizio del nuovo anno con l’incognita sugli ammortizzatori sociali e ricordando che in provincia “ci sono ormai 42mila persone in disoccupazione di lunga durata, oltre i 24 mesi senza lavoro”, in maggioranza persone con più di 45 anni.

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