Sul Rostom decide il Tar. Ritorna Piazza Grande e l’apertura 24 ore su 24

centro rostom scrittaBologna, 5 nov. – Il centro di accoglienza Rostom tornerà a La Strada di Piazza Grande. Lo ha deciso il Tar accogliendo il ricorso dell’associazione contro il Comune di Bologna che, con un bando all’insegna del risparmio, aveva decretato vincitrice la cooperativa Solaris di Carpi. Ora la struttura di via Pallavicini sarà riassegnata ai vecchi gestori, arrivati secondi dietro Solaris nella gara per aggiudicarsi la gestione del centro. Le tempistiche? Qualche settimana al massimo, giusto il tempo di espletare le formalità necessarie. Sopratutto, il centro tornerà ad ospitare 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 persone senza fissa dimora con gravi problemi di salute. Con una sola possibile incognita: un ricorso da parte di Solaris, che potrebbe rivolgersi al Consiglio di Stato, giudice di appello sulle sentenze dei tribunali amministrativi regionali.

“Adesso i vecchi gestori entrino nella struttura nel tempo più breve possibile“, spiega l’assessore al welfare del Comune di Bologna Amelia Frascaroli. L’assessore parla “di un errore di sistema” da parte degli uffici comunali. “Abbiamo commesso un errore, anche se non certo per volontà di qualcuno. L’enfasi sulle procedure a volte fa perdere di vista l’obiettivo, in questo caso garantire un servizio di qualità”. Altro errore, fa notare Frascaroli, è stato il non prendere in considerazione la risoluzione del contratto subita ad Arcore dalla coop Solaris.”Nella sentenza il Tar racconta una cosa molto chiara – spiega Frascaroli – Il codice degli appalti dice che chi ha causato precedenti disservizi in altre situazioni può vedersi non assegnato un appalto anche se in termini di punteggio ne avrebbe formalmente diritto”. Conclude l’assessore: “Avremmo dovuto avere l’attenzione di utilizzare questa possibilità, anche perché la documentazione su questa situazione specifica l’avevamo raccolta”.

Quella del Rostom è una vicenda complessa, iniziata con un bando scritto in Comune ma che ad alcuni settori dell’amministrazione comunale, l’assessorato al welfare ad esempio, non è piaciuto affatto. Il bando è poi stato vinto dalla Solaris di Carpi, cooperativa che dal primo ottobre ha iniziato a gestire il centro, riducendo però gli orari di apertura nel rispetto, peraltro, di quanto previsto dallo stesso bando comunale. Ora, dopo poco più un mese di gestione, la coop di Carpi dovrà andarsene e cedere il passo ai vecchi gestori, i bolognesi di La strada di Piazza Grande. A far decidere i giudici è stato un provvedimento del dicembre 2013 firmato dal Comune di Arcore dove si decideva la risoluzione di un contratto con Solaris per “gravi inadempimenti” e  “gravi criticità riguardanti lo stato igienico-sanitario”. Un provvedimento che la stessa Solaris avrebbe dovuto segnalare alla commissione comunale incaricata di assegnare il centro di via Pallavicini. Invece così non è avvenuto, e lo  stesso Comune di Bologna, informato sui fatti da un’interrogazione, ha deciso di non doverla prendere in considerazione perché, aveva detto il vicesindaco Giannini, “eventuali risoluzioni non iscritte nel  Casellario delle Imprese non legittimano l’Amministrazione a revocare l’aggiudicazione definitiva nel frattempo disposta”. Il Tar ha invece ribaltato l’interpretazione comunale. Solaris avrebbe dovuto segnalare il fatto per permettere al Comune di valutare la gravità dell’accaduto, e nel caso, procedere all’esclusione. Fuori dunque Solaris, dentro i secondo classificati, e cioè coop La Strada di Piazza Grande.

“Abbiamo vinto il ricorso – spiega Alessandro Tortelli, presidente di Piazza Grande – ma per ripristinare il servizio d’eccellenza del Rostom è dovuto intervenire il Tar, e la cosa segnala qualche problema nel welfare di Bologna”. Tortelli conferma che gli orari del Rostom torneranno ad essere quelli del passato, e cioè apertura h24 del centro per i senza fissa dimora con gravi problemi di salute. “Quel bando è stato un pasticcio – prosegue Tortelli – ed è stato costruito per premiare chi avesse offerto meno”. Una logica “ristretta” che “non tiene conto dei costi della povertà, che sono anche quelli sanitari. Lasciare una persona in strada ad esempio – argomenta Tortelli – costa complessivamente molto di più alle casse pubbliche perché purtroppo quella persona passerà più giorni in ospedale di chi invece è accolto e ha un tetto sopra la testa”.

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