Resoconto di Alfano sulle cosche in Emilia-Romagna

1 ago. – «Lo sviluppo economico della regione Emilia-Romagna» è stato «motivo di attrazione per la criminalità organizzata, benché il tessuto sociale e l’azione di contrasto delle forze di polizia costituiscano un importante contrafforte». Parola del ministro Angelino Alfano, che risponde così a un’interrogazione parlamentare del deputato della Lega Nord Angelo Alessandri. Il ministro della Giustizia conferma la presenza di tutte le cosche in regione, sulla base delle indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Bologna.

I casalesi sono «un pericolo per il comparto degli appalti pubblici emiliani», scrive il ministro, e sono in grado di «fornire supproto logistico ai latanti», «agevolare penetrazioni finanziarie illecite nel mercato immobiliare e nelle gestioni d’impresa». I gruppi riconducibili alla camorra ormai compiono estorsioni non solo verso gli imprenditori di origine campana, ma anche verso quelli emiliani. Sono particolarmente presenti nel modenese, fra Castelfranco Emilia, Nonantola, Bomporto, Soliera, S. Prospero, Bastiglia e Mirandola, dove si occupano di estorsioni e gioco d’azzardo.

La ‘ndrangheta è presente nelle province di Bologna, Modena, Ferrara, Forlì e Reggio Emilia, con gruppi che si richiamano alle cosche reggine e crotonesi dediti alle estorsioni, al narcotraffico, all’ingerenza nel sistema degli appalti, al gioco d’azzardo. Il ministro ricorda che a Modena sono stati arrestati «alcuni latinanti di indubbio spessore criminale».

Altri gruppi criminali presenti in regione si dedicano al traffico di stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione e questi sono di provenienza straniera. In guardasigilli sottoliena le indagini sulla criminalità di origine cinese che opera a Reggio e a Bologna dedita «ad estorsioni nei confronti di connazionali titolari di imprese tessili, all’immigrazione clandestina, ai sequestri di persona ed anche al controllo e allo sfuttamento della prostituzione cinese». In quest’ambito la Dda di Bologna e la Guardia di Finanza stanno svolgeno un’indagine «alquanto estesa».

Infine il resoconto cita «il livello di attenzione delle forze dell’ordine nei confronti di ambienti estremisti islamici». Nei primi dieci mesi del 2008 in tutta la regione sono stati fatti controlli su «176 obiettivi», che hanno fruttato 1.054 identificazioni, «sei arresti, sette persone denunciate per reati vari e 24 espulsioni».

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