La Regione mette a gara due vaccini anti-pneumococcici. I medici: “Potenziali rischi per la salute dei bimbi”

Bologna, 11 ott – In Emilia-Romagna l’assessorato alla sanità lancia una gara mettendo in competizione due diversi vaccini anti-pneumococcici e i medici di tutta la Regione parlano di “scelta azzardata” e potenzialmente dannosa per la salute dei bimbi. Tanto più che il batterio Streptococcus pneumoniae è capace di provocare otiti, polmoniti e meningiti e sepsi: patologie gravi che possono anche essere mortali.

Ad allarmarsi dopo aver scavato nei dettagli di un maxi bando regionale da 68 milioni di euro sono state le più importanti sigle di rappresentanza nel mondo medico: Fimmg (medicidi famiglia), Siti (medici vaccinatori) , Fimpo (pediatri di famiglia) e Sip (pediatri ospedalieri). Il problema del bando, che scadrà il prossimo 15 ottobre, sta nel mettere in competizione con il criterio del prezzo più basso il vaccino a 13 valenze (Pcv13), da sempre usato in Italia e in Emilia-Romagna, con quello a 10 valenze, più economico e però capace di coprire direttamente una gamma minore di famiglie (sierotipi) di batteri, 10 invece che 13. Volendo tradurre il complesso ragionamento dei medici si potrebbe dire che entrambi i vaccini sono efficaci e validi e lo hanno dimostrato, ma il Pcv13 garantisce una copertura diretta maggiore, ed è quindi è da preferirsi considerando che lo streptococcus pneumoniae può portare a gravi conseguenze. Optare per il 10 valente se si ha già a disposizione il 13 valente, è il ragionamento, non è una buona scelta anche a fronte di risparmi economici. Le potenziali conseguenze del cambio di vaccino non sarebbbero dunque accettabili, anche se ci fosse un solo bimbo malato in più.

“Il Pcv10 potrebbe essere anche equivalente al Pcv13, ma non ne siamo certi, non ci sono studi che lo dimostrino con chiarezza e anzi gli ultimi dati sollevano dubbi sulla questione. Quindi il vaccino 10 valente noi non possiamo certo raccomandarlo, spiega il prof Paolo Bonanni del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Firenze e coordinatore del board del Calendario Vaccinale per la Vita. “Lo stesso Piano nazionale prevenzione vaccinale – conclude Bonanni – scrive che bisogna utilizzare i vaccini con la massima copertura possibile”.

      Paolo Bonanni - Università di Firenze

La scelta della Regione non è piaciuta a medici e pediatri perché, è scritto in un nota tecnica condivisa da Fimmg, Siti, Fimpo e Sip, “allo stato attuale delle conoscenze, degli studi scientifici e dei dati di sorveglianza disponibili”, si “continua a raccomandare l’utilizzo del vaccino a 13 valenze per l’immunizzazione infantile nel nostro paese”. E se la gara premiasse il Pcv10 la sanità regionale, si legge sempre nella nota tecnica, si troverebbe di fronte ad una “scelta azzardata e potenzialmente portatrice di aumento dei casi di patologia pneumococcica anche grave non giustificabile“.

Il caso è finito sui banchi dell’assemblea regionale, con il consigliere Michele Facci (Movimento Sovranista) che ha presentato un’interrogazione e ha puntato il dito contro l’assessorato alla sanità: “Per la Regione mere valutazioni economiche sembrano più importanti della tutela della salute, e così a rimetterci saranno i più deboli per definizione, cioè i bambini”.

      Michele Facci

 

A gettare acqua sul fuoco è l’assessorato alle politiche della salute guidato da Sergio Venturi. In una nota si specifica che nessuna decisione è stata ancora presa e che la scelta finale sarà fatta attraverso una “commissione di esperti” passando da una”valutazione farmacoeconomica e di costo/opportunità, ma tenendo sempre ben presente che il primo requisito – quello più importante, è la qualità del prodotto”. Infine, spiega la Regione, gli “eventuali risparmi derivanti dalla gara saranno totalmente investiti per sostenere le politiche vaccinali e di prevenzione, quali l’incremento dell’offerta vaccinale a prezzi ulteriormente ridotti alle fasce di popolazione con problemi economici, il miglioramento ed il potenziamento dei servizi vaccinali”.

L’assessorato emiliano romagnolo alla sanità ricorda che “le strategie vaccinali sono oggetto di particolare attenzione in Emilia-Romagna, dove la vaccinazione contro lo pneumococco è stata introdotta fin dal 2006 con offerta attiva e gratuita a tutti i bambini nel primo anno di vita. La vaccinazione contro lo pneumococco viene inoltre offerta gratuitamente alle persone a rischio per la presenza di patologie croniche a tutte le età. Dal 2017 viene offerta attivamente e gratuitamente anche alle persone di 65 anni”.

Tutte le informazioni sulle vaccinazioni per bambini e adolescenti 

Infine il punto scientifico: sostiene la Regione che “autorevoli evidenze scientifiche” abbiano dimostrato come “nessuno dei due vaccini può essere considerato migliore o peggiore dell’altro in termini di protezione complessiva e la scelta del vaccino deve essere basata sul contesto epidemiologico e la potenziale efficacia dei due vaccini”.

Una posizione che cozza con quella della Società italiana di igiene e di pediatria, della Federazione italiana dei medici di famiglia e della Federazione italiana medici pediatri. Nei giorni scorsi i medici hanno espresso le loro preoccupazioni direttamente all’assessore Venturi, e a breve dovrebbe esserci un nuovo incontro. In Italia solo il Piemonte ha scelto nel 2017 di passare al Pcv10, e già l’anno scorso ci sono state polemiche con i medici che chiesero (inutilmente) di rivedere la scelta “a garanzia della tutela della salute dei bambini piemontesi”. Questa volta però, rispetto alla scelta piemontese, pediatri e medici di famiglia si fanno forti dei dati arrivati dal Belgio, dove dal 2015 c’è stato in alcuni territori un passaggio dal Pcv13 al 10. Il risultato, racconta un articolo che ha aperto un dibattito scientifico ancora in corso e che è stato pubblicato nell’agosto di quest’anno dalla prestigiosa scientifica Lancet e firmato da ricercatori dell’università di Leuven, è stato l’incremento dei casi di malattia invasiva penumoccoccica nei bimbi da 0 a 2 anni. E per giunta, hanno spiegato gli scienziati, proprio nei sierotipi lasciati scoperti dal passaggio da un vaccino che garantisce 13 sierotipi coperti, ad uno che ne garantisce solo 10. In particolare sono schizzati alle stelle i contagi legati al sierotipo 19a, “uno dei più resistenti contro gli antibiotici”.

 

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