Regione. Quel gran “bel casino” dell’Emilia

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Bologna, 10 set. – Il “bel casino” delle primarie in Emilia Romagna rischia seriamente di trasformarsi in tragedia. Nel giorno in cui scadevano, in casa Pd, i termini per la presentazione delle firme a sostegno delle candidature si è scoperto che Stefano Bonaccini e Matteo Richetti, i principali contendenti, sono indagati dalla Procura di Bologna per peculato e Richetti ha scelto di ritirarsi.

Avete fatto un bel casino” aveva detto domenica scorsa Matteo Renzi durante il discorso di chiusura della Festa nazionale de l’Unità al Parco Nord. Il segretario nazionale ha trovato il tempo, tra un ragionamento di politica estera e uno sulla riforma della scuola, per bacchettare duramente i compagni di partito: chissà se si aspettasse quanto accaduto un paio di giorni dopo.

Procediamo con ordine.

Alle ore 12 di martedì 9 settembre gli iscritti al Pd che intendessero candidarsi alle primarie di coalizione del 28 settembre avrebbero dovuto consegnare, secondo quanto deciso dalla direzione regionale, 2250 firme di iscritti oppure 24 firme di membri dell’assemblea regionale del partito. Allo scadere mancavano all’appello le firme di Richetti, che pure aveva ultimato già nella giornata precedente la raccolta. Quasi in contemporanea, alcuni richettiani di ferro ricevevano un Sms con il quale il deputato renziano annunciava il ritiro dalla corsa: “Tra ieri sera e stamattina ho dovuto prendere una decisione. Di quelle che non ci dormi. Mi fermo qui. Ci sono cose di fronte alle quali ci si ferma. Se c’è una cosa che ci unisce è che per noi la politica è un pezzo fondamentale della nostra vita. Ma non è la vita“.

La decisione di Richetti, nel giro di poco, veniva formalizzata anche con un post su Facebook in cui si lanciava un appello all’unità del partito. Alla base del ritiro ci sono “ragioni personali” diceva un suo sostenitore bolognese; “pressioni da Roma” scriveva Repubblica. Poche ore si scopriva che Richetti è indagato dalla Procura di Bologna con l’accusa di peculato.

L’inchiesta della Procura, che da mesi indaga sulle spese dei gruppi consiliari di viale Aldo Moro, vede indagati, al momento altri 7 consiglieri regionali del Partito democratico. Subito il pensiero è andato a Bonaccini, anche lui consigliere regionale, e in serata è arrivata la conferma. “Ho appreso poco fa che la Procura sta svolgendo accertamenti anche sul mio conto e ho già comunicato, attraverso il mio legale Prof. Manes, di essere formalmente a disposizione per chiarire ogni eventuale addebito. Confido di poter dare al più presto ogni opportuno chiarimento“. Bonaccini, annullati vari appuntamenti in giro per i territori, ha fatto sapere che non intende ritirarsi.

Sono passati poco più di due mesi dalla condanna di Vasco Errani che ha portato alle sue dimissioni e all’indizione delle elezioni anticipate. Il crollo anticipato del regno di Errani ha trovato il partito impreparato e ora, dopo le sberle della magistratura e una scarsa preparazione atletica (possibile che in 15 anni non si sia trovato un sostituto di Errani?), si aggira solo per il ring come un pugile suonato. Se fino a qualche giorno fa, non essendoci avversari degni del nome (la destra corre per un onorevole secondo posto, i grillini sono più spaccati che non si può), c’era il rischio di vincere per manifesta superiorità, ora la vittoria rischia di non essere più scontata. E questo sta accadendo proprio in Emilia Romagna, la terra del buon governo Pci-Pds-Ds-Pd, il fiore all’occhiello dei democratici. E, come se non bastasse, proprio in uno dei momenti più difficili dal punto vista economico, con la crisi che ancora morde e la ripresa che ancora stenta.

Tra i militanti della Festa de l’Unità serpeggia la delusione. Sono pochi i bene informati e anche tra questi, scarso è l’interesse per la consultazione. “No, io a votare non ci andrò” dice un uomo sulla sessantina; “io ho votato per Renzi, adesso basta” dice una donna più giovane. Sicuramente a far calare l’interesse dei militanti per le primarie è stato il lungo tentennamento delle scorse settimane, trascorso tra tentativi (falliti) di trovare un candidato unitario (Daniele Manca), una selva di mani che si sono alzate per candidarsi (Balzani, Bianchi, Costi, Richetti, Bonaccini) e poi riabbassate per ritirarsi (Bianchi, Costi, Richetti). C’è comunque chi continua a sperare che “un candidato lo si trovi” anche se ormai, giunti a questo punto, sarebbe davvero difficile per il Pd e per Bonaccini rinunciare alle primarie.

Dopo tutta la fatica fatta per costruire una coalizione ed evitare uno scontro fratricida, la strada delle primarie sembra obbligata. A meno che Renzi non decida davvero di imporre un suo candidato da Roma, delegittimando comunque tutto il gruppo dirigente locale e aprendo, de facto, una resa dei conti tra correnti molto pericolosa.

Sono anni che la Procura indaga sulle spese dei consiglieri di viale Aldo Moro. E che ci fosse uno o più dei democratici tra gli indagati era dato per scontato dai più. In questo clima da ‘fine impero’, però, come prevedibile, c’è chi si lamenta della Procura. Tra battute e mezze parole, la sinistra emiliana si scopre in seria difficoltà con i magistrati. “Facciamo così, per risparmiare tempo chiediamo alla Procura di Bologna chi vuole alla presidenza della Regione…” scrive su Facebook l’assessore regionale alla cultura Massimo Mezzetti, esponente di quella parte di Sel che vuole dialogare con il Pd. Il consigliere regionale renziano Marco Barbieri parla di accuse “a orologeria” contro Richetti e altri consiglieri ripetono quanto detto circa un anno fa, quando dalla Procura uscivano i dettagli delle spese oggetto di indagine: “Così non può andare! Possibile che io impari dalla stampa le cose e non in maniera ufficiale?”

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