Regione. Bianchi in pista: “Manca è un nome che divide”

Bianchi Patrizio_2013

Bologna, 20 ago. – “Daniele Manca è un nome che divide” per questo Patrizio Bianchi, assessore al Lavoro della giunta di Vasco Errani, conferma la volontà di correre alle primarie del 28 settembre prossimo. Entra così nel vivo la corsa tutta interna al Partito Democratico per la guida del centro sinistra alle elezioni regionali anticipate di novembre. Ed è subito confronto duro: “Manca è rappresentante di una continuità totale rispetto al passato. Un uomo che salta fuori da  una corrente di partito (i bersaniani, ex diesse, ndr) che è stata forse importante in passato ma che oggi non rappresenta più né la totalità del partito ma soprattutto la società civile di questa nostra regione”.

Sono settimane che Bianchi, sessantaduenne economista ferrarese, un passato come rettore dell’Università di Ferrara, è pronto per correre. Aspettava solo che Stefano Bonaccini, segretario regionale Pd, sciogliesse le riserve e formalizzasse la sua decisione di partecipare o restare a Roma. Bonaccini non ha ancora parlato, lo farà a breve, ma negli ultimi giorni è sempre più solida l’ipotesi che lo vede, nella rinnovata segreteria nazionale democratica, in un ruolo ritagliato su misura per lui dal segretario-presidente del consiglio Matteo Renzi: vice segretario con delega all’organizzazione.

Con l’uscita di scena di Bonaccini, Manca si è fatto avanti, annunciando a mezzo stampa la propria volontà di correre. “Non ci siamo- dice ancora Bianchi-. C’è bisogno di una Regione nuova che sia capace di posizionarsi in Europa, e lui (Manca, ndr) non è capace“. Non le manda a dire, Bianchi, che attacca a testa bassa quello che sembra sarà l’uomo da battere alle primarie del 28 settembre. L’economista ferrarese ha dalla sua i cattolici e una parte della società civile e si colloca al centro dello schieramento del Pd, tra il “conservatorismo emiliano” di Manca, e “lo spacco tutto/cambiamo tutto” di Roberto Balzani.  La sintesi tra le due anime del partito poteva essere, secondo Bianchi, Stefano Bonaccini, che però è in procinto di ritirarsi. “Di fronte ai due estremi di continuità totale col passato di Manca e discontinuità totale col passato di Balzani, mi sembra che- dice Bianchi- una linea coerente e corretta sia andare avanti con un processo di forte innovazione interna, ma di forte innovazione, che però mantenga quanto di buono non solo l’amministrazione ma tutta la nostra società civile ha fatto in questi anni in Emilia Romagna”.

Manca, riconfermato sindaco di Imola il 27 maggio dello scorso anno, ha affidato ai giornali la propria volontà di partecipare alle primarie: “Voglio essere una risorsa e non un problema”. Una richiesta di convergenza su di lui, quindi, che sembra respinta al mittente dal Bianchi. Che attacca: “Manca è stato molto spinto dai sindaci, e in particolare da quello di Bologna (Virginio Merola, ndr). Primo- puntualizza Bianchi-, io credo che tutta la regione sia più grande di quanto non è l’ambito Bologna-Imola. Oltretutto- prosegue Bianchi prendendo la mira ad alzo zero – credo che, proprio perché spinto dai sindaci, Manca sindaco che lascia i propri elettori, tra l’altro in una situazione così difficile come quella di Imola, per cambiare non mi sembra un segno di coerenza e di onestà“.

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