Raddoppiato in regione l’uso della Ru486

11 giu. – “Nei primi mesi del 2010 in Emilia Romagna, sono quasi raddoppiate le donne che per  interrompere la gravidanza hanno fatto ricorso alla Ru486”. Anche in mancanza di dati ufficiali, è questa la sensazione di Corrado Melega, ginecologo, ex direttore del Dipartimento materno-infantile dell’Ausl di Bologna e presidente della Commissione regionale nascite, ed esponente della Rete Laica di Bologna. Uso della pillola, commercializzata dal 1 aprile scorso, che coincide, sottolinea Melega, con “un calo delle interruzioni nella nostra regione”. Nel 2008, sono state 11.124 le interruzioni volontarie di gravidanza, di cui 526 con la Ru486 (4,7%), mentre nel 2009, a fronte di 10.825 interruzioni, 736 con la pillola (6,8%).  Dunque, sostiene Melega, “non c’è nessun allarme sull’aumento degli aborti a causa della pillola”. “Chi assume la Ru486- spiega ancora Melega- è una donna sposata, occupata, informata e con un’istruzione superiore. Dunque è una scelta consapevole“.
Il problema per il medico bolognese è un altro: “l’obiezione di coscienza fra i ginecologi, soprattutto i nuovi assunti”. In Italia sarebbe al 72% mentre  in Emilia-Romagna -dice Melega – è ancora sostenibile ma è in aumento: era al 51% nel 2007, oggi siamo intorno al 53-54%“. Secondo l’esponente della Rete laica l’obiezione di coscienza viene fatta non tanto per ragioni morali, ma professionali. “In certi ospedali, come in Calabria, serve per facilitarsi la carriera- afferma Melega- oppure nei paesi piccoli lo si fa per pudore e vergogna”. In Emilia-Romagna la situazione però è ben diversa.

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