Quarant’anni di 194 eppure tante donne non sanno ancora cosa sia

Foto pubblicata da Non una di meno su Facebook

Bologna, 25 mag. – Dal 22 maggio 1978 al 22 maggio 2018, quarant’anni di 194: la legge che contiene le norme che depenalizzano l’aborto e affidano ai consultori familiari le tutele sociali della maternità e dell’interruzione volontaria della gravidanza (ivg). In tutta Italia c’è chi chiede “molto più di 194” e a Bologna farà sentire la propria voce al corteo chiamato dal movimento Non una di meno domani alle ore 16.00 in Piazza del Nettuno, eppure ci sono ancora tante donne che di 194 sembrano non aver mai sentito parlare in tutta la loro vita: “Non mi ricordo qual è”, bisbigliano tra loro, “non ne so assolutamente niente” o “mi vergogno ma non so che cosa sia”, ammettono. C’è addirittura chi la confonde con la legge che disciplina il divorzio oppure chi non sa “come funzionino i consultori”. Eppure, delle 7.688 ivg eseguite nelle 36 strutture sanitarie regionali nel 2016, il 68% è stato certificato proprio presso i consultori familiari, secondo quanto rilevato la Relazione prodotta dall’Assessorato alle politiche per la salute. Percentuale più alta della media nazionale, che si arresta al 42,3%, probabilmente anche grazie al protocollo assistenziale che la Regione ha definito per consentire l’accesso diretto al percorso di igv proprio a partire dai consultori familiari.

Complessivamente però gli aborti sono in costante diminuzione e il trend è confermato anche in Emilia-Romagna (-2% rispetto al 2015 e -33% rispetto al 2006, quando le ivg furono 11.839). Questo dipende, analizza la ginecologa Silvana Borsari, una delle curatrici del Rapporto, dalle “maggiori competenze che le donne hanno acquisito rispetto al controllo della propria fertilità, da una maggiore libertà di accesso ai contraccettivi” e dalla “pillola dei cinque giorni dopo” che le ragazze maggiorenni oggi possono acquistare senza prescrizione medica. E il sistema di accesso alla contraccezione nei consultori emiliano-romagnoli è cambiato proprio negli ultimi mesi: “Dal primo gennaio 2018”, spiega Borsari, gli under 26 “possono accedere gratuitamente alla consulenza contraccettiva” e “usufruire della fornitura di contraccezione, dai preservativi fino alla spirale, senza pagamento del ticket”. Una vera e propria rivoluzione, alla quale ha diritto chi si rivolge agli Spazi consultoriali Giovani e Giovani Adulti entro il compimento del ventiseiesimo anno d’età. Gli stessi Spazi Giovani Adulti sono stati istituiti da questa delibera, “si rivolgono al target 20-34” e vanno ad aggiungersi agli Spazi giovani che coprono invece la fascia 14-19.

      Dati e interviste sulle ivg in Emilia-Romagna

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