Pums. Donati (ex assessore): “Bisogna ridurre le auto. Giusto far pagare la sosta ai residenti”

Bologna, 4 lug. – “Bisogna ridurre il numero di auto in circolazione e ferme in strada” quindi “non è assurdo fare pagare la sosta della seconda auto ai residenti”. Lo dice Anna Donati, esperta di mobilità sostenibile e attenta osservatrice della città di Bologna di cui, tra il 1993 e il 1995, al tempo di Walter Vitali sindaco, è stata assessora alla mobilità in quota Verdi. “Sono la mamma di Sirio (il sistema telematico che controllo gli accessi della Ztl, ndr)” rivendica con orgoglio.

Abbiamo discusso con lei delle anticipazioni, uscite la scorsa settimana sul Corriere di Bologna, del Piano urbano della mobilità sostenibile, il documento di programmazione che la Città metropolitana sta scrivendo e che disegnerà la mobilità dei prossimi anni. Il documento è ancora in fase di elaborazione e le sue anticipazioni hanno puntualmente mandato su tutte le furie i commercianti. Nello specifico, a preoccupare i bottegai felsinei sono i ventilati ampliamenti di Ztl e dei T days, l’intenzione di andare verso una mobilità solo elettrica nel centro storico entro il 2030, oltre all’introduzione della sosta a pagamento per la seconda auto dei residenti.

Va ricordato che i commercianti sono gli stessi che contestavano i Tdays e che preconizzavano la morte del centro storico. Cosa che puntualmente non si è verificata.

Secondo Donati, gli intenti del Pums sono corretti e vanno nella direzione giusta: riduzione della mobilità privata in favore di quella collettiva e a minor impatto ambientale; elettrificazione del sistema di trasporto pubblico e ampliamento del servizio.

C’è poi il tema delle merci, sempre più centrale nell’organizzazione contemporanea del commercio urbano. Su questo fronte, Bologna potrebbe prendere spunto da alcuni modelli: quello di Vicenza, in cui un’ordinanza del Comune ha chiuso il centro al traffico di camioncini privati e creato una società pubblico-privata che gestisce la consegna delle merci nel centro storico; quello di Torino in cui si è concertato con i proprietari un ammodernamento progressivo del parco macchine in favore di mezzi più ecologici impedendo l’ingresso in centro storico ai mezzi più inquinanti; quello di Padova in cui si è scelto di far leva sull’estensione (o la contrazione) degli orari di ingresso a seconda dell’ecologicità del mezzo di trasporto.

Insomma, i modelli non mancano. Forse, per superare la cappa di conservatorismo che attanaglia Bologna come le polveri sottili in autunno, ci vorrebbe una dose aggiuntiva di coraggio. Che troppo spesso nelle stanze del potere politico della città viene sacrificato sull’altare del quieto vivere e della prossima scadenza elettorale.

Get the Flash Plugin to listen to music.