Psicoradio: “Salvini, basta slogan: i manicomi non curavano”

Bologna, 5 lug. – Si chiude con un invito, “la aspettiamo in trasmissione”, e il destinatario è il ministro dell’Interno Matteo Salvini: è la lettera che la redazione di Psicoradio ha pubblicato questa mattina in difesa della Legge 180. Motivo scatenante è stato l’intervento di Salvini a Pontida, il raduno annuale della Lega, durante il quale il leader si è espresso il merito alla cosiddetta “legge Basaglia” del 1978 definendola “una riforma, sulla carta giusta, che si sta dimostrando un disastro” avendo “cancellato le strutture” che curavano i malati psichiatrici “abbandonando le famiglie al loro destino”. Ma è proprio grazie alla Legge 180 che queste persone, ancora chiamate “matti” da qualcuno, sono passate in cura al Dipartimento di salute mentale e ora possono partecipare ad un progetto come quello di Psicoradio, trasmissione che dal 2006 si occupa dei temi della salute mentale dando voce ai pazienti psichiatrici.

“Le ‘strutture’ di prima – ma chiamiamole con il loro nome: i manicomi – non curavano e non guarivano le persone”, prosegue la lettera, perciò “la legge 180 è una riforma giusta nei confronti di tutti i cittadini”, pur non avendo certamente risolto tutti i problemi di cui si devono fare carico le famiglie. Ogni volta che “lo Stato si volta dall’altra parte”, la responsabilità non è infatti del contenuto della riforma, che va tutelata, piuttosto delle “amministrazioni” che “non hanno creato i servizi necessari per applicarla”. Da qui l’iniziativa di Psicoradio, che scrivendo al leader della Lega lo invita a “discutere di quello che si può ancora modificare nella sua applicazione – spiega Angela Cristelli della redazione – e ad approfondire il tema, non ad utilizzare semplicemente degli slogan”. Per l’occasione è stata lanciata anche una petizione che è possibile sottoscrivere inviando una mail all’indirizzo psicoradio@gmail.com.

      Psicoradio

Il testo completo della lettera:

Psicoradio è una redazione in cui lavorano quelli che molti continuano a chiamare “matti”, ma che, anche grazie alla legge 180, sono invece persone in cura presso il Dipartimento di salute mentale di Bologna

Abbiamo letto le sue dichiarazioni sulla cosiddetta “legge Basaglia” fatte a Pontida, durante il raduno della Lega.
Lei ha parlato di una riforma che era giusta “solo sulla carta”, che ha abbandonato le famiglie dei malati psichiatrici “cancellando le strutture che li curavano”.

Noi conosciamo bene, per esperienza molto diretta, le strutture psichiatriche di oggi, i pregi e difetti della cura attuale.
Di una cosa siamo certi: le “strutture” di prima – ma chiamiamole con il loro nome: i manicomi – non curavano e non guarivano le persone. Le rinchiudevano, le tenevano lontane dalla società, nascondevano come sporco sotto il tappeto chi aveva una sofferenza psichica. La legge 180 è una riforma giusta nei confronti di tutti i cittadini; prima di tutto per chi ha una sofferenza psichica, che oggi è consapevole di avere una dignità, e il diritto alla cura. E’ una legge giusta anche per chi oggi sta bene, perché sa che se dovesse stare male avrebbe diritto all’aiuto di medici e servizi sociali, che non lo rinchiuderanno, ma lo aiuteranno a stare meglio.

Non siamo ciechi, sappiamo che la riforma non ha risolto tutti i problemi. Sappiamo che per le famiglie il peso della cura è aumentato. In molte zone d’Italia spesso mancano i servizi e l’appoggio necessari per affrontare situazioni difficili e pesanti.

È vero, a volte “lo Stato si volta dall’altra parte”. Di certo però non per colpa della legge Basaglia, ma al contrario, proprio perché molte amministrazioni colpevoli non hanno creato i servizi necessari per applicarla. E comunque per lo Stato era più facile voltarsi dall’altra parte quando c’erano i manicomi (o, più recentemente, gli ospedali psichiatrici giudiziari). Era più facile far finta che tutto andasse bene quando le persone erano rinchiuse, lontano dagli occhi di tutti, senza diritti né voce.

Invece, la legge 180 chiede l’impegno di tutta la società, e lo chiede da ormai 40 anni. Allo Stato chiede di essere molto più presente di quanto non abbia fatto fino ad ora, e di rispondere alle sollecitazioni delle famiglie e dei pazienti; proprio grazie alla legge 180 i pazienti sono finalmente entità giuridiche che chiedono il rispetto dei propri diritti. La riforma impegna le Regioni a trovare strategie di cura che siano più vicine alle necessità dei cittadini, ad esempio creando servizi con orari ampi di accesso, e cure che riescano a fare sempre meno ricorso alla coercizione.

Di sicuro la legge 180 chiede alle famiglie – e anche a tutta la società – un grande cambiamento culturale, che riporti il disturbo psichico dentro la vita della comunità. Per ultimo, chiede ai pazienti di assumersi le responsabilità della propria malattia e della propria guarigione.

La strada da percorrere è ancora lunga, ma proprio per questo non serve a nulla tornare indietro. Non serve scagliarsi contro una legge che l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica come un modello da seguire. Non serve enfatizzare le paure e i disagi che un Governo dovrebbe invece risolvere. Piuttosto, si può discutere di come migliorare l’applicazione, senza dimenticare che la legge Basaglia, votata da tutti i partiti dell’arco parlamentare (tranne dai radicali che la ritenevano addirittura troppo poco incisiva),  è stata una straordinaria rivoluzione sociale e culturale, che oggi molti paesi vengono a studiare e cercano di riprodurre.

Una legge che ha stabilito il diritto di tutte le persone, che abbiano o meno un disagio mentale, ad essere cittadini.

Senza mettere in discussione questo diritto, e proprio grazie a questo diritto sancito dalla legge Basaglia la aspettiamo in trasmissione negli studi di Psicoradio, per discutere con noi cosa bisogna migliorare.

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