Primo Maggio con le imprese e le contestazioni

1 mag. – In Piazza Maggiore i sindacati confederali quest’anno hanno scelto di aprire il palco alle imprese, in una tavola rotonda che ha coinvolto Unindustria e Lega Coop. Una scelta che ha scatenato le polemiche, la Fiom infatti era  davanti ai cancelli di una fabbrica a rischio a Copparo, nel Ferrarese, Usb invece  in corteo da Piazza Verdi.

In mattinata prima contestazione del Tpo contro le vetrine di Benetton. Vernice arancione contro il marchio che un ordine e una foto della France Presse (una camicia con l’etichetta trovata tra le macerie) indicano come uno dei committenti dei laboratori crollati a Savar, in Bangladesh, nel palazzo di otto piani, il Rana Plaza  che ha ucciso quasi 400 persone. Benetton ha negato alcuni giorni fa in un breve comunicato ogni coinvolgimento.

Erano circa in 300 sul crescentone ad assistere alla tavola rotonda con gli imprenditori: in gran parte attivisti del sindacato e rappresentanti delle istituzioni e del Pd. Quando, dopo il discorso di Alessandro Alberani, segretario metropolitano della Cisl, ha preso la parola Alberto Vacchi di Unindustria sono partite le urla dei contestatori.  Che erano una ventina, in gran parte militanti dei Giovani Comunisti di Rifondazione. Al grido di “vergogna, vergogna” hanno esposto uno striscione con una citazione di Giuseppe Di Vittorio, primo segretario della Cgl: “Noi non ci togliamo il cappello davanti al padrone”. Qualche spintone con il servizio d’ordine della Camera del Lavoro e niente più. Terminato l’intervento del “padrone” sono terminate anche le contestazioni

Al termine della tavola rotonda, Vacchi è stato scortato alla macchina del servizio d’ordine del sindacato.

Poco dopo mezzogiorno la tensione si è riaccesa quando in una quindicina si sono avvicinati al banchetto del Pd in piazza Nettuno: “Fuori dalla piazza del lavoro” hanno gridato alcuni dell’assemblea anticapitalista. A loro si sono aggiunti anche una ventina di militanti di Rifondazione. L’assedio al banchetto è durato, tra alti e bassi di tensione, fino alle 14.30 quando, dopo l’arrivo di due contingenti di polizia e carabinieri, i democratici hanno smontato il gazebo e lasciato la piazza.

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