Primavera Sound 2017: Day 1

Shijo X

Barcellona, 2 giu. – Ieri pomeriggio le porte del Parc del Forum di Barcellona si sono aperte per accogliere la diciassettesima edizione del Primavera Sound Festival. Nonostante la defezione dall’ultimo minuto di uno degli headliner, quel Frank Ocean sbeffeggiato su magliette con la scritta “Prank Ocean” [prank in inglese vuol dire scherzo, burla, ndr], il cartellone del PS è sempre di altissimo livello. Ma facciamo un passo indietro, spostandoci al CCCB: è lì che si sono esibiti gli Shijo X, una delle band italiane incluse nel programma di showcase del Primavera Pro, riservato ai professionisti del settore. Il gruppo di stanza a Bologna ha presentato le canzoni dell’ultimo Odd Times, uscito a inizio mese: elettronica pensata, ma calda, molto melodica, con accenni trip hop, misurata e coinvolgente. I quattro dialogano bene tra loro e la tecnica di Laura Sinigaglia non sovrasta mai l’equilibrio generale della band.

Elsa Soares (foto di Nuria Rius)

Poche ore dopo, negli spazi al chiuso dell’Auditori, vanno in scena due leggende. La prima è Annette Peacock: dall’alto dei suoi quasi cinquant’anni di carriera in equilibrio tra jazz, rock, avanguardia ed elettronica, la musicista regala un set ipnotico, molto diverso da quello portato a Modena una decina di giorni fa. Molto spesso a parlare sono solamente voce e pianoforte: su un impianto armonico e melodico per lo più jazz si innestano, ogni tanto, linee di elettronica e pattern ritmici spezzati e cadenzati che creano un effetto di contrasto affascinante. Lo stesso luogo poco dopo ospita un altro colosso: Elza Soares. La cantante brasiliana è issata su un trono a un paio di metri d’altezza, il suo vestito diventa uno strascico di plastica che arriva a lambire il bordo del palco, richiamando colori, motivi e materiale della scenografia alle sue spalle. Sul palco quattro eccezionali musicisti di San Paolo e un performer che ripropongono tutto A Mulher do Fim do Mundo, il capolavoro uscito due anni fa, che prosegue le sperimentazioni dell’artista di Rio. Distorsioni ed elettronica applicate alla musica popolare che lasciano il pubblico sbalordito, conquistato dalla forza e dallo spirito dell’ottantenne musicista che, seppur immobile sul “trono”, attrae tutti come un magnete. Uno dei concerti più belli a cui chi vi scrive abbia mai assistito.

Broken Social Scene (foto di Garbine Irizar)

Il bis della Soares sballa i piani di un festival che quest’anno, non contento delle decine di nomi che ha radunato, ha deciso di regalare degli eventi a sorpresa. Siamo ancora nell’Auditori quando si diffonde la voce che gli Arcade Fire stanno facendo un concerto fuori programma, per presentare dal vivo il nuovo singolo “Everything Now”, title track dell’album in uscita alla fine di luglio. Così è: Butler e soci fanno un set di un’ora, a poca distanza dai connazionali Broken Social Scene, anche loro pronti al lancio del nuovo disco, tra poco più di un mese. Entrambe le band sono in forma smagliante: i primi sono attesi sul palco Mango anche sabato notte (e ve ne riparleremo, programmi permettendo), i secondi creano una festa arrivando a essere una decina sul palco. Il collettivo canadese (che comprende anche membri di Metric e Do Make Say Think) ci mette il cuore, snocciolando un repertorio che è ormai una collezione di classici dell’indie rock.

Aphex Twin

Primavera Sound vuol dire anche scelte dolorose, quelle che ti portano a “snobbare” Bon Iver per i BADBADNOTGOOD: per quanto pare che Justin Vernon abbia fatto un live splendido, il vostro inviato nella capitale catalana può dirvi di avere goduto tantissimo a vedere l’interplay dei quattro musicisti canadesi, che amano tanto il jazz quanto l’elettronica. Tra punte che richiamano la scena acid jazz anni ’90, qualche momento di puro ritmo e leggeri accenni fusion, la band conquista il pubblico, facendolo sognare e ballare, mettendo in scena coreografie improvvisate sul palco e suonando l’ultima canzone saltando (letteralmente). Una bordata di entusiasmo e pura gioia necessaria ad affrontare il micidiale set degli Slayer: da “Mandatory Suicide” a “South of Heaven”, un pugno di classici che hanno fatto la storia del death metal che arriva dritto in faccia a un pubblico in estasi. Araya, King, Bostaph e Holt sanno tenere il palco benissimo e scatenano moshpit e pogo continuo. Pochi minuti dopo le ultime note di “Angel of Death” arriva Aphex Twin: il set alterna momenti dal ritmo più lineare, per quanto serrato, ad altri in cui le linee ritmiche e musicali si spezzano e si distorgono, creando un richiamo tra ciò che si ascolta e ciò che si vede. I visual, infatti, sono una parte importante del concerto e spesso manipolano in diretta immagini del pubblico: alcune facce diventano composizioni cubiste, altre vengono impiastricciate di colori, altre ancora sono coperte da maschere. Una conclusione del primo giorno disturbata e affascinante, in attesa di altri incredibili live.

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