Primavera Sound 2014 – Day 3: Television, NIN e…

Barcellona, 1 giu. – Si è chiuso ieri il Primavera Sound 2014: il festival di Barcellona, in realtà, continua per qualche giorno in alcuni locali del centro città (e “si sposta” nel fine settimana a Porto), ma il programma principale al Parc del Forum ha visto ieri l’ultima giornata. Come abbiamo fatto per giovedì e venerdì, ecco un riassunto parziale di quello che abbiamo visto e sentito ieri al festival.

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Kronos Quartet – Auditori Rockdelux
Uno degli ensemble più famosi e importanti di sempre, con quarantuno anni di carriera alle spalle ha presentato un programma intenso e variegato, che si è aperto con uno dei brani scritti per David Harrington, John Sherba, Hank Dutt e Sunny Yang da Bryce Dessner dei National. Si è spostato avanti e indietro nel tempo, con la classica “G Song” di Terry Riley (primo brano in assoluto composto per il Kronos), splendidi riadattamenti di blues anni ’30 e di un brano di Omar Souleyman, un pezzo minimale e delicatissimo di Laurie Anderson, per concludersi (cedendo un po’ al roboante e allo spettacolare) con un estratto della colonna sonora di The Fountain. Un concerto praticamente perfetto, tra le cose più belle viste quest’anno (e probabilmente negli ultimi anni).

television

Television performing Marquee Moon – Sony Stage
Uno dei concerti più attesi si rivela, ahinoi, un po’ sotto le aspettative. La band newyorkese, ovviamente, non ha le energie di quando, trentasei anni fa, diede alle stampe quel disco capolavoro che viene riproposto dal vivo integralmente. Le canzoni, è chiaro, sono quelle: tuttavia problemi tecnici all’inizio e una prima parte di concerto un po’ fiacca fanno risaltare alcune mancanze nella voce di Tom Verlaine. La band ingrana dopo un po’ e conclude riprendendosi all’ultimo un live non proprio memorabile.

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Spoon – Heineken Stage
La voce è che gli Spoon faranno uscire il loro ottavo disco in studio quest’estate, ma la vera notizia (certa) è che sono tornati a suonare insieme. Brett Daniels, quando sale sul palco del Primavera Sound, è visibilmente contento ed emozionato. Ringrazia spesso, scherza con la band e con il pubblico, ma non è un modo per prendere tempo, anzi: i texani regalano un buon concerto e dimostrano come alcuni dei loro brani siano ormai dei piccoli classici, nell’ambito della musica “alternativa” statunitense. Ora vogliamo l’album.

connanmockasin

Connan Mockasin – Vice Stage
Talvolta è bello seguire i suggerimenti che ci danno i musicisti: non siamo riusciti a vedere Charles Bradley, consigliatoci in un’intervista da Miles Kane, ma eravamo pronti per il concerto del neozelandese Connan Mockasin, poco conosciuto da noi, ma acclamato un po’ dappertutto e supportato apertamente da Rhys Webb degli Horrors. Mockassin, che ha appena riconfermato il suo legame con la Mexican Summer, etichetta indipendente USA che ha fatto uscire l’anno scorso Caramel, suona un pop delicato e screziato di psichedelia, che ricorda i momenti più leggeri dei (compagni di continente) Tame Impala. Ci sono anche accenni di funk e ariosità quasi jazzate che sorprendono: bravo e grazie ancora a Rhys Webb per la dritta.

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Nine Inch Nails – Sony Stage
La folla si accalca prestissimo sotto al palco dove è atteso l’ultimo “headliner” del festival (e quindi siamo costretti, accidenti, ad ascoltare poco e male Kendrick Lamar: peccato), la band di Trent Reznor che sarà a Bologna martedì. E probabilmente i Nine Inch Nails guadagnano il secondo pubblico più numeroso del festival, dopo gli Arcade Fire. Lo spettacolo è molto diverso da quello visto a Milano alla fine di agosto: tutto giocato su fasci di luce e riflettori, il palco dei NIN è comunque impressionante e si sposa a meraviglia con una scaletta serrata che accontenta chi preferisce la prima produzione della band, pur non disdegnando estratti dagli ultimi lavori, compreso il convincente Hesitation Marks. C’è poco da dire: i Nine Inch Nails sono uno dei gruppi da vedere almeno una volta dal vivo. Raramente si assiste a una dimostrazione di professionalità, perfezione e potenza come quella messa in piedi dalla band, impeccabile dal primo all’ultimo pezzo.

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Junkfood – Adidas Stage
L’ultimo concerto del Primavera Sound 2014, per quanto riguarda chi vi scrive, è di nuovo degli italiani Junkfood: dopo averli visti in uno spazio un po’ anomalo come quello de La Seca, possiamo confermare che il quartetto spicca anche in un contesto più “normale”. I primi brani del set, che durerà meno di un’ora, sono efficaci a tal punto da attirare una parte della fiumana di persone che ha appena finito di vedere i Nine Inch Nails. Basterebbe questo come prova. E, in ogni caso, il concerto è un ottimo finale di festival. Alla prossima edizione, per la quale si prevedono grandi cose, essendo il quindicesimo anniversario del Primavera.

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