Poveri artigiani. Uno su tre è a rischio esclusione sociale

Bologna, 27 gen. – Lo dice Confartigianato Emilia-Romagna. “Un artigiano su tre è a rischio povertà o esclusione sociale”. Il che vuol dire che il suo reddito si avvicina pericolosamente alla soglia stabilita dall’Istat e necessaria per parlare di povertà relativa. In realtà dati precisi non ce ne sono ma, spiega il segretario regionale di Confartigianato Gianfranco Ragonesi, “siamo in linea con quelli nazionali in materia di lavoratori autonomi”. Che dicono che il 30,3% delle persone che hanno come entrata familiare un reddito da lavoro autonomo sono a rischio povertà.

Al di là dei dati, la situazione delle 136mila imprese artigiane emiliano-romagnole (32% sul totale delle imprese, 15% del Pil e 20% dell’export) non è rosea. Rispetto al 2012 ne sono sparite 3230. Poi c’è l’emergenza credito, con il crollo di quello agevolato, praticamente sparito dal 2004 ad oggi. Solo tra il 2012 e il 2013 i prestiti sono diminuiti del 6,3%.

Per questo confartigianato parla di “collasso dell’accesso al credito”. Per capire la gravità della situazione basta guardare la ripartizione dei prestiti concessi da Unifidi, il consorzio creditizio regionale creato dalla categoria. Ogni 10 euro richiesti dalla aziende aderenti, 7 sono destinati alla liquidità, e solo 3 agli investimenti. Cosa vuol dire lo spiega Marco Granelli, presidente di Confartigianato. “Sono soldi che servono per pagare spese di tutti i giorni e stipendi“. Il risultato è che mentre all’estero gli artigiani chiedono prestiti per investimenti e nuovi macchinari, in Italia e in Emilia-Romagna i debiti si fanno per pagare i propri dipendenti. “Quando la crisi finirà chi rimarrà sul mercato si troverà a dover affrontare un gap competitivo sempre più grande”, conclude Ragonesi.

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