Decreto Poletti. Il ministro apre alle modifiche: “Ascolteremo il parlamento”

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Giuliano Poletti, ministro del lavoro e delle politiche sociali

31 mar. – “Apprendistato e contratti a termine sono due punti intoccabili della nostra proposta. Si possono migliorare, certo. Ma non sono due temi a piacere”. Matteo Renzi negli ultimi giorni ha difeso a spada tratta il cosiddetto “decreto Poletti“, dal nome del ministro del lavoro Giuliano Poletti. Il decreto, spiega una scheda di sintesi del governo, contiene “interventi di semplificazione sul contratto a termine e sul contratto di apprendistato per renderli più coerenti con le esigenze attuali del contesto occupazionale e produttivo”. La parola chiave, a leggere il testo del decreto apparso in Gazzetta ufficiale, è proprio “semplificare“. Secondo il decreto Poletti ci sarebbe la “straordinaria necessita’ ed urgenza” di semplificare alcune tipologie contrattuali,  l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro e gli adempimenti a carico delle imprese. Il tutto con una situazione pessima per quanto riguarda l’occupazione. A gennaio 2014 la disoccupazione ha toccato il 12,9%, senza citare i sottoccupati part time: oltre 600mila nel 2012 e in fortissimo aumento rispetto ai livelli pre crisi.

occupati dati istat

Dati Istat. Valori assoluti in milioni di unità

Nella pratica i punti centrali del provvedimento – da oggi in discussione in Commissione lavoro alla Camera – sono due:

– La durata del contratto a termine passa da 12 a 36 mesi e non ci sarà più il requisito della cosiddetta causalità. Cioè non bisognerà più giustificare con ragioni tecnico-organizzative il ricorso a questa forma contrattuale. Un cambiamento che il Sole 24 Ore ha giudicato “dirompente” e che è stato bocciato dalla Cgil in quanto giudicato portatore di nuova precarietà. Il contratto potrà poi, entro i 36 mesi, essere prorogato 8 volte.

– Il contratto di apprendistato sarà stipulato in forma scritta “per il solo contratto e patto di prova”. Niente obbligo di certificazione scritta per quanto riguarda il piano formativo. Salta anche l’obbligo di assumere nuovi apprendisti solo se quelli precedenti sono stati confermati. “Semplificazioni” che hanno attirato le ire del giuslavorista Michele Tiraboschi, secondo cui la valenza formativa dell’apprendistato, già da tempo utilizzato come “strumento per reclutare forza lavoro a basso costo”, andrebbe a sparire essendo venuto meno l’obbligo di formazione pubblica. Restrebbe l’impegno dell’azienda ad “ad arrangiarsi a formare il giovane come meglio ritiene di farlo”.

Abbiamo intervistato il ministro del lavoro Giuliano Poletti. A Poletti abbiamo chiesto il perché del nuovo decreto sul lavoro, ma anche alcuni chiarimenti sul destino dei centri per l’impiego, delle politiche attive del lavoro, e su eventuali provvedimenti legati alle coop spurie, fenomeno da anni presente su tutto il territorio italiano ma diventato di dominio pubblico dopo gli scioperi selvaggi di alcuni sindacati di base, Si Cobas tra tutti.

      Piano Marshall 31 marzo 2014

“Mi aspetto – ha detto Poletti – che il contratto a termine sostituisca contratti di collaborazione e partite iva. Abolendo la causale le aziende prorogheranno in maniera più lineare questi contratti.  Fino ad ora molte imprese sostituivano la persone, ora non sarà più così”, dice Poletti. Il ministro ha anche parlato dei centri per l’impiego (“la legge delega li inserirà in un’agenzia nazionale per il lavoro“), del salario minimo orario (“ci stiamo pensando, pagare 4 euro l’ora una persona è poco“), ha promesso più controlli per scovare le cooperative spurie. Per quanto riguarda la questione degli 8 rinnovi previsti dal nuovo contratto a termini, Poletti è possibilista su un’eventuale modifica. “Il parlamento fa il suo mestiere e lo fa bene. Verificheremo se ci saranno osservazioni da accogliere perché fondate”. Infine la Cgil: “Se in passato ha avuto diritto di veto sui governi di centro sinistra – spiega Poletti – allora c’è stato quacosa che non andava. Oggi comunque non è più così. Siamo disponibili ad ascoltare la parti sociali, ma decideremo in autonomia. E’ il nostro compito”.

 

Le critiche degli economisti al decreto Poletti:

– “Il decreto aumenta il dualismo nel mercato del lavoro e innalza le barriere che separano i contratti temporanei da quelli a tempo indeterminato”, scrive Tito Boeri su lavoce.info. Boeri cita anche una ricerca che mostra come la liberalizzazione dei contratti a termine decisa dalla Spagna nel 1984 abbia portato “più contratti temporanei, meno giorni di lavoro all’anno e salari più bassi”.

– Sul blog di San Precario Gianni Giovannelli in un infuocato articolo ricorda come la liberalizzazione dei contratti a tempo determinato violi la direttiva europea n.70 del 1999, che prevede come “forma comune dei rapporti di lavoro quella a tempo indeterminato, anche perché contribuisce alla qualità della vita”.

-“Nel breve periodo – scrive Michele Tiraboschi nel bollettivo Adapt – la misura è senza dubbio utile per riattivare il mercato del lavoro anche se si pone in piena contraddizione, nel medio e lungo periodo, con la filosofia più volte annunciata del Jobs Act di sostegno al lavoro di qualità e alla lotta al precariato. Di fatto viene così svuotato l’articolo 18, su cui si sceglie ancora una volta di non intervenire direttamente, incentivando fortemente le imprese ad assunzioni temporanee con una opzione regolatoria che pare tuttavia in aperto contrasto con la Direttiva europea che impone precisi limiti alla reiterazione di contratti a termine”. Male anche, ed è questa anche la critica dell’associazione di freelance Acta, il “non riconosce la realtà dei nuovi lavori e soprattutto delle collaborazioni autonome genuine”.

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