Parsifal: Castellucci reinventa il mito

larsson, orizz

15 gen. – Mentre scorrono maestose le note dell’overture, sul palcoscenico campeggia a tutto sipario la gigantografia di una celebre fotografia di Friedrich Nietzsche, ritratto di profilo, mentre un pitone albino si va a collocare all’altezza del suo orecchio. Così ha deciso di accogliere il pubblico Romeo Castellucci autore della regia, scene, costumi e luci del Parsifal di Richard Wagner che ha debuttato ieri sera al Teatro Comunale di Bologna. La prima assoluta è avvenuta ormai tre anni fa presso il Theatre de La Monnaie di Bruxelles, che ha prodotto l’allestimento. Questa, grazie all’intraprendenza del nostro teatro, è la prima italiana che purtroppo rischia anche di essere l’unica, visto l’incredibile disinteresse dimostrato per il progetto dalle altre fondazioni liriche. Il suo è un Parsifal reinventato alla radice, a partire dall’origine del mito avvenuta attorno all’anno Mille. La poetica, l’estetica e la filosofia drammaturgica della sua compagnia, la Societas Raffaello Sanzio, attraversano integralmente la messinscena, eplodendo in tutto il loro fragore iconoclasta per tutto il bellissimo II atto, la riuscita del quale è da attribuire anche alle invenzioni performative della coreografa svizzera Cindy van Acker.

Ne abbiamo parlato con Castellucci, che ci ha raccontato il percorso che lo ha portato a concepire questa sua originale, densissima e certamente anticonformista regia.

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