Padri separati. Uno su dieci è indigente

18 ott. – Ogni anno, in provincia di Bologna, “circa mille padri separati hanno problemi economici, e di questi, 300 diventano indigenti”. Tanto che “sono in crescita quelli che hanno il problema di dover pensare dove andare a mangiare, a lavarsi e a dormire”. Questi disagi, poi, creano una reazione a catena, con il genitore che non ha più la possibilità di ospitare il figlio a casa, di portarlo in vacanza, di vederlo, “perché il giudice trova che non ci siano le condizioni minime di decenza per accogliere i bambini”. A raccontarlo è Stefano Cera, avvocato matrimonialista che collabora con l’Associazione padri separati e che parla stamane a margine di una udienza di commissione in Comune a Bologna, chiesta dalla consigliera della Lega Nord, Lucia Borgonzoni per discutere di questo nuovo problema sociale. Ogni anno, spiega Cera, nel territorio provinciale si contano tra le 2.000 e le 3.000 separazioni, e i padri, spesso, devono lasciare la casa alla moglie e ai figli, garantire l’assegno di mantenimento e cercarsi un nuovo alloggio. “Va da sé che questo incide sul bilancio e, infatti, il 50% degli uomini che si separano ha problemi economici“. Ma del totale, “circa 300 si trovano davvero in serie difficolta“. Per questo l’Associazione padri separati, con la sua presidente, Tiziana Franchi e con lo stesso Cera, mettono in fila una serie di richieste all’amministrazione, idee che ora finiranno con molta probabilità in un ordine del giorno congiunto che maggioranza e opposizione porteranno in Consiglio. Tanto per cominciare, l’associazione chiede al Comune di mettere a disposizione degli appartamenti, “di passaggio”, nei quali i padri possano soggiornare da sei mesi a un anno, per “potersi sistemare, fare i conti e iniziare una nuova vita”. Ma, nel frattempo, i padri devono poter vedere i figli in luoghi idonei, e allora servirebbero degli spazi di incontro attrezzati sul genere di una ludoteca, “perché d’estate si può andare nei parchi, ma d’inverno restano solo i centri commerciali”, aggiunge Cera. Infine, l’associazione propone un’istanza che il Comune può girare alla Regione, cioè la possibilità di cambiare l’Isee dei padri separati. L’idea è di poter inserire nell”indicatore, e quindi sottrarlo dal reddito, il denaro che viene passato a moglie e figli e il fatto che la casa viene lasciata alla famiglia. “Così, anche i padri separati potrebbero accedere alle graduatorie delle case popolari”, conclude Cera. Intanto, il settore Welfare di Palazzo D’Accursio, ha reso noto che l’amministrazione ha messo da tempo a disposizione due appartamenti in via del Fico (al momento occupati da una famiglia sfollata dopo il rogo di Cesare Battisti e da una di profughi del Nord Africa) a 150 euro al mese, e altri sei alloggi in via Barozzi per famiglie e padri poveri, che possono usufruirne per 18 mesi. Un terzo progetto, “Famiglia in compagnia”, mette in contatto le associazioni coi padri, per dar loro consigli, aiuto piscologico e avviare un percorso per migliorare la loro situazione economica. Sulle proposte dell’associazione padri separati, sposate dalla consigliera leghista, c’é stata un’apertura da parte di tutti i consiglieri, disposti a lavorare su un ordine del giorno condiviso da portare in aula. “Un documento simile- commenta Borgonzoni- lo avevo già presentato e mi era stato bocciato”. Ora “fa piacere che i colleghi, sentite le associazioni, abbiano deciso diversamente”. Sulla questione Isee, aggiunge, “stanno già lavorando i colleghi della Lega in Assemblea legislativa”.

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