“Orgogliosi, forti, visibili”. I disabili chiedono autonomia e fondi di sostegno

Bologna, 3 nov. – “Liberi di fare” è il loro slogan. Anche a Bologna, come in tante altre città d’Italia, le persone con disabilità hanno manifestato per chiedere più autonomia e più fondi per l’assistenza. Un appuntamento che apre un fine settimana di manifestazioni e presidi non-stop.  A Bologna sabato ci sarà un presidio all’angolo tra via Indipendenza e via Altabella e domenica ci sarà una nuova manifestazione in Piazza Nettuno. “Liberi di fare, liberi di scegliere, liberi di essere“, recita il cartello di Ilaria, 29 anni di Bologna. “L’assistenza personale è un diritto umano”, “Scegliere senza catene” e l’ironico “Droga, sesso e vita indipendente” gli altri slogan.

Non solo la richiesta di un sostegno economico maggiore per garantire assistenza a tutti, l’obiettivo di chi è sceso in piazza è quello di avere una vita indipendente e autogestita, che per una persona non autosufficiente – spiegano gli organizzatori “significa compiere scelte ed autodeterminarsi attraverso l’autogestione dei fondi finalizzati al pagamento di assistenti personali“.

“Liberi di fare”. In tutta Italia le persone disabili scendono in piazza
Un movimento, quello di Liberi di fare, che è nato da una lettera aperta pubblicata su facebook questa estate da due sorelle disabili, Elena e Maria Chiara Paolini. Nella lettera la richiesta al Governo di fare di più e cambiare un paese “che pensa di essere ancora nel Medioevo”. La missiva ha fatto molto discutere la comunità dei disabili italiana, e ha portato a mobilitazioni in tutta Italia, Bologna compresa. “Quando abbiamo letta quella lettera abbiamo contattato Elena e Maria Chiara e abbiamo deciso di farci sentire, è ora di cambiare”, dicono gli organizzatori bolognesi.

“Quello che chiediamo è una rivoluzione copernicana – dice una manifestante, Annalisa Frascari – i soldi dell’assistenza devono andare sempre meno alle strutture residenziali e sempre più alle persone con disabilità, che così diventerebbero soggetti attivi e non passivi di cura, e una volta venuto meno il sostegno della famiglia non sarebbero costrette a lasciare la propria casa e la propria vita per finire in centri assistenziali”.


“Vogliamo muoverci in completa autonomia, senza doverci per forza affidare ai genitori”, spiega Fabio Mantovani, 28 anni di Casalecchio. “Io sono in sedia a rotelle, se devono uscire di casa devo chiedere ai miei, ma questo significa rimanere sempre invischiati in un rapporto genitori-figli, con tutto quel che ne consegue. Un esempio: se volessi andare in un posto e loro non approvassero? La soluzione è l’assistente personale, un professionista pagato e alle dipendenze della persona con disabilità”.

Cruciale per i manifestanti è il supporto economico, che spesso non permette a chi ha bisogno di un aiuto h 24 di poter pagare le persone necessarie per garantirsi tutta l’assistenza necessaria. Altrettanto importante è la possibilità di non dover dipendere eccessivamente dalle reti associazionistiche del territorio. “A volte funzionano, e in certi territori funzionano anche molto bene – spiega sempre Fabio – ma quello che noi chiediamo è un cambio di paradigma. Il nostro modello è quello del nord Europa, dove l’assistente personale è stipendiato dal disabile e suo diretto dipendente. E’ quella la via maestra per una vera autonomia”.

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