Obbligo vaccini. In tanti contro il presidente dei medici di Bologna, ma c’è chi lo difende

Al centro il presidente dell’ordine dei medici Giancarlo Pizza

Bologna, 18 sett. – Favorevole alle vaccinazioni, contrario all’obbligo. Le posizioni del presidente dell’ordine dei medici di Bologna Giancarlo Pizza sono sempre più discusse, e hanno diviso anche gli esperti. A riaccendere il fuoco di una polemica non nuova (sull’obbligo vaccinale Pizza aveva più volte esternato in passato) è stata la prefazione del libro anti-obbligo “Immunità di legge“, edito da Imprimatur. In quattro pagine Pizza definisce “improprio” il decreto legge che introdusse l’obbligo vaccinale durante il governo Gentiloni, bolla l’aumento dei casi di morbillo del 2017 come una “presunta epidemia” (4 morti nel 2017 in Italia, ma c’è chi parla di 7 o di 10) e mette in discussione (distinguendo tra vaccino e vaccino e citando alcuni lavori scientifici, compreso il rapporto della Commissione vaccini dell’ordine dei medici di Bologna) la soglia convenzionale del 95% fissata per il raggiungimento dell’effetto gregge. Il punto a cui Pizza mira nella sua prefazione però è politico: il decreto sull’obbligatorietà vaccinale per lui sarebbe una “tecnica di imposizione decisionale” che potrebbe trovare “estensione anche in altri campi e che questo possa rappresentare un concreto pericolo per la trasparenza in democrazia“.

Ad attaccare Pizza è stato il presidente dell’Istituto superiore della sanità Walter Ricciardi. Ricciardi ha chiesto a Pizza di dimettersi perché firmare l’introduzione di un libro contro l’obbligo vaccinale, ha scritto in una lettera, “significa invitare di fatto i medici a privilegiare un discrezionale metodo di convincimento invece che rispettare le evidenze scientifiche, l’etica professionale e adempiere alle disposizioni di legge”. Ricciardi ha anche accusato Pizza di “mettere in discussione una misura di protezione diretta (l’obbligo, ndr) a contenere il rischio entro la soglia di sicurezza stabilita da standard scientifici internazionali verso i quali del resto egli si dimostra critico”. Il presidente dell’Istituto superiore di sanità non è solo nelle critiche, Pizza è stato attaccato dal Pd emiliano-romagnolo (alcuni lo hanno bollato come novax, è il caso dell’assessore del Comune di Bologna Matteo Lepore), dal virologo Roberto Burioni e dalle società scientifiche di Pediatria (Sip) di Igiene (SItI) e di Medicina del Lavoro (Siml), che hanno difeso l’obbligo.

Critici nei confronti di Pizza anche Giacomo Biasucci (presidente regionale della Società di pediatria) e Gina Ancora (numero uno regionale della Società di neonatologia), che hanno ricordato come l’epidemia di morbillo sia  “stata ampiamente constatata dai medici che quotidianamente prestano servizio a favore della salute dei bambini e confermata da autorevoli Istituti epidemiologici nazionali ed internazionali”. Il concetto poi dell’immunità di gregge, hanno scritto, è il “presupposto per l’eradicazione delle malattie infettive, e’ tutt’altro che strumentale ed esistono centinaia di articoli scientifici, oltre che libri di testo, che ne spiegano la validità”.

A prendere le parti di Pizza è stato invece, voce isolata per il momento, il prof Ivan Cavicchi, esperto di sistemi sanitari e sanità, commentatore per il Fatto Quotidiano e da tempo su posizioni contrarie all’obbligo e a favore del dialogo tra scienza, politica e pazienti. Secondo Cavicchi, che ha pubblicato un lungo commento sul Quotidiano Sanità, l’attacco di Ricciardi a Pizza sarebbe di natura politica e non scientifica. “Come è noto – scrive Cavicchi – Ricciardi è stato nominato presidente dell’Iss dal ministro Lorenzin, è stato il principale ispiratore della legge sull’obbligatorietà dei vaccini cioè il massimo teorico del principio di obbligatorietà. Probabilmente se all’Iss, ci fosse stato un altro presidente, la legge sui vaccini sarebbe stata diversa”. Cavicchi ha ricordato come le posizioni politiche anti obbligo siano ormai al governo, e che la scelta del Pd di mettere sullo stesso piano l’importanza scientifica dei vaccini e l’obbligo vaccinale non abbia dato buoni risultati di consenso: “ridurre la scienza a ideologia usando l’ideologia quale arma politica elettoralmente non ha pagato”. A sostegno del suo ragionamento (l’obbligo non sarebbe un dato scientifico ma solo politico) Cavicchi ha infine portato il poi approvato “emendamento presentato (durante la discussione sull’obbligo, ndr) da senatori Pd di ridurre il numero dei vaccini obbligatori da 12 a 10″.

La difesa di Pizza. “Non sono contro l’obbligo”,  “non ho mai detto o scritto di essere contro l’obbligo vaccinale, o contro la necessità della vaccinazione, né tanto meno mi risulta di avere mai avallato o diramato ‘inviti di fatto a disattendere il provvedimento sui vaccini”, si è difeso dagli attacchi Giancarlo Pizza. Secondo il presidente dell’Ordine dei medici di Bologna, sono “l’informazione ed il coinvolgimento, e non la diaspora dei dissenzienti, quali fattori speculari e supportanti l’obbligo vaccinale, per combattere ed impedire il favorire radicalizzazione di posizioni aprioristiche, timori infondati ed irrazionalità. Questo è quello che si è cercato di fare e che si intende portare avanti dallo scrivente e da quest’Ordine”.

 

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