Nuovo Cie. Lepore dice no: “Lo abbiamo chiuso, non deve riaprire”

Matteo Lepore, assessore alla cultura

Bologna, 21 set. – Se ne era parlato in campagna elettorale quando il Ministro dell’Interno era Marco Minniti, se ne riparla oggi con Matteo Salvini numero uno al Viminale. A Bologna il centro di accoglienza e smistamento (hub) di via Matteo potrebbe chiudere, e al suo posto riaprire il vecchio Cie. Che nel frattempo ha cambiato nome (Cpr, centro di permanenza per il rimpatrio) ma non funzione: centro di detenzione e espulsione per migranti irregolari era il Cie, così sarà anche per il Cpr. La bandiera dell’apertura del Cpr, una volta finita la campagna elettorale, è passata saldamente in mano alle forze di governo, che hanno più volte dato l’ok all’apertura di un Cpr in città, il secondo in Emilia-Romagna dopo quello già previsto a Modena. Un’ipotesi che non piace per nulla all’assessore alla cultura Matteo Lepore. “Non ho mai visto un Cie-Cpr dove siano stati rispettati i diritti umani“, ragiona Lepore facendo notare come, sulla questione dei diritti dei migranti, sarà difficile chiedere garanzie a Salvini, che si appresta a varare un nuovo decreto immigrazione (già contestato dalle organizzazioni che difendono i diritti umani) e dal cui Ministero dipenderà tutto il sistema dei Cpr italiani.

“Personalmente non ho la voglia di farmi dettare la linea da Salvini e da Piantedosi (ex prefetto di Bologna, oggi capo di gabinetto del ministro Salvini, ndr), credo che non si possa ragionare attorno a buonsenso e diritti umani con questo governo, ricordo che sta per arrivare il decreto immigrazione già a rischio incostituzionalità. Non è il governo giusto per discutere della riapertura di un centro che abbiamo chiuso, a queste condizioni no. Piuttosto dobbiamo batterci per cambiare la legge Bossi-Fini, perché ad oggi tutti coloro che arrivano in Italia lo fanno in forma clandestina”.

      Matteo Lepore sul nuovo Cie a Bologna

Una posizione, quella di Lepore, che apre una spaccatura in gunta. Se Lepore dice ‘no’, ad accogliere a braccia aperte il centro per il rimpatrio è invece l’assessore alla sicurezza Alberto Aitini, che sulle pagine del Resto del Carlino conferma la “disponibilità di Bologna ad aprire, al posto dell’attuale hub, un centro per il rimpatrio per richiedenti asilo che delinquono”. Una misura, spiega Aitini, “per superare il problema degli spacciatori che vengono arrestati per poi tornare liberi con il rischio che spaccino altrove”. Quelle persone, aggiunge Aitini, “rimarranno nel centro in attesa che gli accordi di rimpatrio con i paesi di provenienza, nel caso in cui manchino, vengano stipulati”. Una posizione molto distante da quella di Lepore, che sulla questione spacciatori ribalta il ragionamento: “Gli spacciatori vanno puniti e le città devono essere sicure, ma non serve aprire un carcere per ogni 20 spacciatori che si ammassano in un angolo e spacciano. Un nuovo Cie-cpr a questo condizioni, con il decreto immigrazione di Salvini in arrivo, sarebbe come mettere un bambino nella gabbia dei leoni, non è il caso”.

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