Nuova vita per il codice azteco. A Bologna le analisi per svelare i colori del manoscritto

Bologna, 20 ott. – Riscoprire i colori originali di un rarissimo libro divinatorio aztecho, uno dei pochi ancora esistenti al mondo. Vedere, attraverso tecnologie come i raggi x e la camera iperspettrale, l’antico giallo o il famoso blu maya, quell’indigo usato dalla cività precolombiana messicana per dipingere i corpi delle vittime sacrificali e ingraziarsi gli dei della pioggia.

A lanciarsi in un progetto che permetterà di ridare l’antico splendore ad un manoscritto creato 500 anni fa dagli aztechi è un gruppo di scienzati e ricercatori dell’Università di Perugia e dell’Istituto di scienze del patrimonio culturale del Cnr. A coordinarli il professore Davide Domenici, docente dell’Università di Bologna. Ed è proprio Bologna ad ospitare le analisi perché è sotto le Due Torri, nella biblioteca universitaria, che l’antico libro azeteco è conservato, arrivato in città probabilmente nel 1533, quando cioè il domenicano spagnolo Domingo de Betanzos incontrò Papa Clemente VII.

Il volume, chiamato dagli scienziati “Codice Cospi”, è uno dei pochissimi manoscritti precolombiani esistenti, nel mondo ne rimangono solo una dozzina. Tutti gli altri andarono perduti, distrutti dalla ferocia dei conquistadores spagnoli.

La tecnologia permetterà ora di ridare vita ad un libro capace di illumare l’arte di una civiltà ormai scomparsa. “Verranno impiegate avanzate tecniche di imaging iperspettrale e fluorescenza per mappare la distribuzione dei materiali utilizzati, sia organici che inorganici, in tutte le pagine del codice”, spiega il prof dell’Unibo Davide Domenici. “Questo ci permetterà di indagare con un dettaglio fino ad oggi impensabile le pratiche tecnologiche e pittoriche sviluppate dagli artisti precolombiani”.

 

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