“Non ci hanno fatto volare perché disabili”. La denuncia di due sorelle bloccate all’aeroporto di Bologna

In foto Maria Chiara Paolini prima del chek-in all’aeroporto di Bologna

19 giu. – Non le hanno fatte partire. Tra lungaggini burocratici e continue richieste di documenti. E’ successo a Elena e Maria Chiara Paolini, due sorelle anconetane in sedia a rotelle che questo weekend hanno tentato, invano, di salire su di un aereo all’aeroporto di Bologna. “Ci hanno discriminate”, dicono Elena e Maria Chiara, conosciute in tutta Italia per avere guidato il movimento per i diritti delle persone con disabilità “Liberi di Fare“. Movimento che chiede, e lo ha fatto concretamente con tante manifestazioni di piazza, di mettere i disabili nelle condizioni di poter decidere in autonomia della propria vita. Allo scalo bolognese le cose potrebbe essere andate andate diversamente.

      Elena e Maria Chiara Paolini

Questo weekend dall’aeroporto di Bologna non ci hanno fatto volaresi legge sulla pagina facebook Witty Wheels, da loro gestita- Io e Chiara eravamo state selezionate per frequentare una Summer School di una settimana in Irlanda, il cui argomento era “legge e disabilità”: ironico, no? In ogni caso, ce la stiamo perdendo”.

Nessuna discriminazione da parte dei nostri operatori”, fa sapere Aeroporto di Bologna (AdB), che esprime vicinanza umana e dispiacere per l’esperienza personale vissuta dalle due sorelle, ma sottolinea anche come le attività di chek-in siano di competenza di società terze che operano per conto e nome delle compagnie aeree. In corso ci sono verifiche. Le società aeree coinvolte nella vicenda sarebbero Aer Lingus e Lufthansa.

La via crucis di Elena e Maria Chiara Paolini, raccontano le due sorelle, è iniziata sabato al check-in. Con tre no. Non avrebbero potuto salire sul volo regolarmente acquistato per colpa delle batterie delle loro carrozzine (“ma avevamo ricevuto la preventiva approvazione e non è certo la prima volta che voliamo”, spiegano), per la posizione che avrebbero dovuto assumere in aereo (“di solito stiamo distese ma possiamo anche stare sedute anche se con molto meno comfort”, dicono), per la mancanza di documentazione. E su questo punto si apre un giallo, perché a Maria Chiara e a Elena sarebbe stata chiesta “quanta più documentazione possibile”. “Ma ci dobbiamo inventare documenti che non esistono?”, replicano arrabbiate.

E’ proprio al check-in, è dunque il loro racconto,  che sarebbe cresciuta quella barriera di no, dinieghi, complicazioni. Fino a diventare un muro insormontabile. “A ogni nostra risposta logica che smantellava i loro argomenti arrivava un’altra obiezione, a cascata, facevano a gara a chi la diceva più grossa: persino rimproveri sul fatto che le schede tecniche delle batterie (che noi abbiamo fatto vedere, ma che non erano obbligatorie) se mostrate dal cellulare non erano valide perché dovevano essere cartacee, o dubbi sulla nostra competenza linguistica in inglese”.

Perso il primo volo Maria Chiara e Elena ci hanno riprovato il giorno successivo. Niente da fare. “Le complicazioni evidentemente non arrivavano solo dalle compagnia ma anche dall’aeroporto”, è la loro conclusione. Che, per altro, il Marconi si è affrettato a smentire prendendo le distanze da quanto successo. Il risultato di tutto quello che è successo? “Due voli persi, una notte in hotel, ore di attesa, la testa riempita di stronzate. Siamo state trattate con paternalismo e arroganza, come casi medici, patologizzate, guardate come bestie strane. Ci sono state lanciate motivazioni confuse e contraddittorie, mentre ci facevano pesare il fatto stesso che eravamo lì (“ho altri casi, ho poco tempo, non ci siete solo voi”). Passa il messaggio molto chiaro che se sei disabile tu con il tuo corpo sei un problema, un cliente di serie B a cui puoi dire qualunque cavolata senza conseguenze, con cui puoi giocare a fare i medici e i poliziotti”.

Abbiamo chiesto un commento all’Aeroporto di Bologna. Sul tema la consigliera comunale di Coalizione Civica Emily Clancy annucia un’interrogazione alla giunta nel questione time di venerdì.

La risposta del Marconi di Bologna. 

“Con riferimento a quanto diffuso attraverso i canali social da due persone con disabilità, la società Aeroporto G. Marconi di Bologna, nel ribadire la sua politica di attenzione a tutti i passeggeri, senza distinzioni o discriminazioni di alcun genere, è loro umanamente vicina e profondamente dispiaciuta per l’esperienza personale vissuta.

Come noto, AdB è impegnata da anni per favorire la mobilità dei passeggeri con disabilità ed anche di recente ha sottoscritto con il Comune di Bologna, con il Disability Manager e con la Consulta per il superamento dell’Handicap un Protocollo d’Intesa per la Promozione del Turismo Accessibile, che ha portato all’attivazione di una collaborazione sistematica e continuativa con le realtà del territorio per il miglioramento dei servizi offerti ai passeggeri disabili.

Nel 2018 AdB ha assistito 41.252 passeggeri a ridotta mobilità, con un incremento del 7,1% sull’anno precedente. Da analisi effettuate da società indipendente, il 99,3% dei passeggeri a ridotta mobilità ha espresso una valutazione positiva sul servizio ricevuto.

AdB, ricordando peraltro che le attività di accettazione dei passeggeri non sono effettuate da proprio personale ma da società terze che operano in nome e per conto delle compagnie aeree, in qualità di gestore aeroportuale verificherà che da parte delle compagnie aeree e delle società di handling non vi siano stati comportamenti non coerenti con le procedure previste per l’imbarco dei passeggeri con disabilità. Parallelamente, la società si riserva di verificare che i tempi di presentazione delle due persone, il tipo di prenotazione effettuato e la documentazione consegnata siano stati adeguati a quanto richiesto per garantire l’erogazione del servizio.

In conclusione, AdB valuta qualsiasi accusa di comportamento discriminatorio da parte dei propri operatori come completamente infondata: su questo aspetto la società è anche pronta a tutelarsi, qualora fosse necessario, nelle sedi opportune”.

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