Non chiamatele erbacce: la biodiversità tra le mura di Bologna

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Bologna, 25 sett. – C’è chi le chiama erbacce, chi le calpesta senza nemmeno farci troppo caso. E poi c’è chi le studia e le mappa, le specie verdi che vivono dentro le nostre città, quelle che resistono a inquinamento e cemento. Lo ha fatto un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna, concentrandosi proprio nel centro storico, quello circondato dalle antiche mura cittadine medievali. Un’idea che replica quella che ebbe nel 1894 un altro botanico bolognese, Lucio Gabelli, che creò per la prima volta un catalogo delle piante che vivono in città. Studiando il verde tra viali, giardini e palazzi, i ricercatori oggi hanno scoperto che in questi 120 anni le specie sono aumentate ma sono sempre meno locali e tipiche rispetto a quando le studiò Gabelli.

Complessivamente sono state numerate circa “500 specie vegetali”, spiega il prof Alessandro Alessandrini. L’idea di partenza era quella di capire se l’aumento delle temperature fosse confermato dal comportamento delle piante e anche di capire quali fossero le loro origini: “Molte piante vengono da lontano, l’alta percentuale delle specie esotiche è un indizio degli scambi commerciali e dell’impatto delle attività umane sul territorio, molto maggiore rispetto a 100 anni fa. Sono piante che vengono da altri continenti poi si naturalizzano, hanno la capacità di insediarsi anche al di fuori del loro ambiente”. L’alta incidenza di queste specie è un fenomeno generale, che non riguarda solo la città di Bologna.

      Intervista ad Alessandro Alessandrini

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