Nidi aperti a luglio, la rabbia delle educatrici: “Serve più personale”


Bologna, 4 lug. – 40 gradi. Giardini polverosi e bollenti, sterpaglie ed erba secca. Facciamo giocare i bambini con l’acqua, nudi o solo col pannolino, si forma un po’ di fanghiglia, in cui loro si rotolano, sembra di essere in Vietnam”. Sembrerebbe l’inizio di un racconto di fantasia, ma così non è. Sono le prime righe di una lunga lettera scritta da una lavoratrice del nido comunale Ada Negri per denunciare la scarsa qualità del servizio offerto a bimbi e bimbe le prime tre settimane di luglio: caldo asfissiante, disorganizzazione, carenza di personale. L’autrice è Tiziana Baldanza, tesserata Cobas, che nelle scuole dell’infanzia ci lavora da quarant’anni: “A luglio negli ultimi anni non c’è più un servizio di qualità, non è stato pensato. Si parla di sopravvivenza, soprattutto dei bambini”. La rabbia di Baldanza è stata condivisa dai delegati comunali Cobas, che in una nota hanno attaccato il progetto di apertura dei nidi a luglio voluto dall’assessora Marilena Pillati, e ora chiedono a Palazzo d’Accursio di convocare l’rsu.

Le criticità, infatti, “non dipendono solo dalle condizioni ambientali”, continua l’educatrice. “Si fanno accorpamenti che non vengono organizzati e il personale che non viene sostituito. Questo perché ogni 30 giugno (quest’anno il 28) al personale supplente, una buona fetta del totale che lavora nei nidi, scade il contratto. Perciò dall’1 luglio rimane in servizio solo chi è di ruolo, senza sostituzioni. In sostanza, se io mi ammalo il lavoro ricade sulle colleghe”. Quindi la soluzione sarebbe chiudere i 28 nidi aperti a luglio, lasciando tutto a carico delle famiglie e delle donne? No, secondo Baldanza. “Le prime tre settimane di luglio si lavorano da una vita, ma la differenza è che c’era la collaborazione di tutto il personale precario in servizio dal 1 di settembre, quindi un maggior turn over. Oggi si fanno turni pazzeschi, incastri incredibili, e malgrado tutto siamo sempre a disposizione”.

Quello che viene chiesto, in definitiva, è ripensare il ‘Progetto Luglio’ in modo tale che il personale di ruolo sia affiancato da quello precario. Altrimenti “si va verso l’esaurimento fisico e mentale”. Il servizio è in scadenza quest’anno ed era stato lanciato dal Comune con un accordo biennale, sottoscritto dai sindacati confederali – Cgil, Cisl, Uil – ma non da Cobas, Adi e Sgb. Di pochi giorni fa un’altra lettera, firmata da 308 educatrici che si opponevano all’apertura oltre la prima settimana di luglio.

      Nidi bologna, Tiziana Baldanza

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