Niccolò Contessa de I Cani: “Bologna? A misura di venticinquenne”

i cani

19 giu. – Hanno sempre parlato di Bologna come “la nostra seconda casa”, non solo perché la 42 Records è per metà qua: la prima è Roma, luogo di nascita di una (one man?) band chiamata I Cani. Due dischi in quattro anni di attività: Il sorprendente album d’esordio de I Cani, di cui abbiamo raccontato nel 2011 e il recente Glamour. Dal primo al secondo disco di cose ne sono cambiate, ha raccontato Niccolò Contessa ai microfoni di Maps, qualche ora prima dell’affollato concerto che la band ha tenuto al Parco del Cavaticcio giovedì scorso (immortalato nelle foto di questo post da Emanuele Rosso). “Si era parlato molto e improvvisamente del disco di esordio, una cosa strana per l’Italia, dove spesso i tempi di metabolismo sono più lunghi. Lo dico apertamente: è stata una fortuna, ma subito qualcuno ha iniziato a chiedersi che cosa ci saremmo inventati con il secondo disco”: in effetti la band è stata attaccata anche pesantemente, come spesso capita a chi ha un successo improvviso, venendo “dal nulla”.

Questa “valanga” ha colpito Niccolò anche dal punto di vista personale: ci sono stati pensieri che lo hanno accompagnato per un po’. “Ho dovuto faticare per allontanarli e scrivere le nuove canzoni”: ecco perché I Cani si sono fermati per più di un anno, una scelta rischiosa, considerando il flusso continuo di comunicazione che caratterizza buona parte dell’ambiente musicale. Ma Glamour è stato “un lavoro lungo”: sebbene alcuni brani risalgano al periodo dell’esordio, i temi sono cambiati. “Per esempio non parlo più dei ‘giovani’: mi avvio verso i trent’anni e già i discorsi sui ventenni dell’esordio li sentivo un po’ lontani“. Il rapporto con la Capitale, raccontata sia nel primo che nel secondo disco, è un po’ mutato: “La canzone ‘Corso Trieste’ è mettere un punto sul rapporto con la città: ma questo non vuol dire che voglia lasciarla. Sono un pantofolaio e non riesco a immaginarmi lontano da Roma”. E, per tornare agli inizi: Niccolò ha mai pensato di trasferirsi a Bologna? “Sì, ci ho pensato, ma è una città a misura di venticinquenne. Mi piace molto, ma preferisco passarci solo un po’ di giorni l’anno: andandoci a stare escono fuori le magagne. Non voglio intaccare l’idea che mi sono fatto su quanto sia facile viverci.”

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