Nei guai Pianesi e il suo impero macrobiotico. Merola garantista: “Aspettiamo il processo”

Bologna, 14 mar . – Diete miracolose, tutte a base di cibo macrobiotico, capaci di purificare corpo e anima e soprattutto di guarire malattie incurabili per la medicina ufficiale. Un ‘maestro’, Mario Pianesi (con laurea ad honorem in Medicina conseguita all’Accademia delle scienze della Mongolia), che teneva conferenze a destra e a sinistra per rastrellare adepti, convincerli a seguire le sue diete (erano 5, tutte denominate MA.PI. e una piu’ rigida dell’altra in termini di alimentazione) e poi prendere il controllo delle loro vite. E sullo sfondo, un movimento con 90.000 associati in Italia e una catena di oltre 100 punti vendita e ristoranti. È un’organizzazione in grande stile quella smantellata dalla Polizia di Ancona, con una complessa indagine ora conclusa e coordinata dalla Procura: quella che e’ stata sradicata, spiegano gli inquirenti, era una ‘psico-setta‘ operante tra le Marche e l’Emilia-Romagna (ma non solo) nel campo dell’alimentazione macrobiotica. Gli indagati sono quattro e a loro, in queste ore, sono stati notificati gli avvisi di fine indagine, atto che solitamente prelude ad una richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura. Le accuse sono pesantissime: associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitu’, maltrattamenti, lesioni aggravate ed evasione fiscale. Oltre a Mario Pianesi – che era molto famoso ed era stato intervistato da giornali e televisioni – e’ indagata la moglie, Loredana Volpi e altri due uomini che erano nella segreteria centrale di Upm, Giovanni Barniesi e Karl Xaver Wolfsgruber.

Le indagini e l’accusa. In giro per l’Italia, poi, l’organizzazione piramidale era gestita da tutta una serie di ‘capizona’ e ‘capicentri’, che gestivano i punti di vendita in raccordo con la segreteria e si davano da fare per ‘indottrinare’ potenziali vittime a cui premettevano guarigione fisica e psicologica e ‘purificazione’ del karma. Le indagini, condotte dai poliziotti delle Squadre Mobili di Ancona e Forli’ e supportate dalla Squadra Anti Sette del Servizio Centrale Operativo della Polizia, hanno avuto inizio nel 2013 grazie alla denuncia di una ragazza, in passato vittima della setta, che ha raccontato ai poliziotti di aver creduto ai racconti sui benefici “miracolosi” di queste diete. Oltre a lei, ci sono almeno altre quattro vittime accertate, ma potenzialmente sono molte di piu’, e la notizia della conclusione delle indagini punta anche a far uscire allo scoperto altri sventurati caduti in questa ‘rete’. Si tratta per lo piu’ di giovani (tra i 20 e i 30 anni), emotivamente fragili (in alcuni casi con alla spalle un passato di tossicodipendenza), che venivano raggirati e ‘indottrinati’ dal maestro e dai suoi collaboratori, convinti a cambiare alimentazione e poi anche vita. Pianesi- noto imprenditore nel settore macrobiotico-, la moglie e i suoi collaboratori, spiega la Polizia, approfittavano dello status psicologico in cui versavano le vittime prescelte e li manipolavano. Prima attraverso il rigido controllo dell’alimentazione, poi portandoli a negare il mondo esterno (soprattutto medico) e li convincevano a elargire donazioni di denaro in cambio del “messaggio salvifico” ricevuto.

Agli indagati, poi, vengono anche contestati reati di natura finanziaria per aver evaso il pagamento di imposte per centinaia di migliaia di euro: l’associazione Upm (che in realta’ si comportava come un’azienda e non come un’associazione), spiegano gli inquirenti, riforniva infatti in modo esclusivo di prodotti tutti i punti di vendita e degustazione Upm dislocati in tutta Italia e incassava i soldi evadendo le tasse. Organizzava poi anche vacanze all’insegna del macrobiotico (in primis in Sardegna) e anche questo sarebbe un business portato avanti all’insaputa del Fisco. La Polizia ha passato al setaccio complessivamente piu’ di 50 conti correnti, e gli strascichi fiscali saranno pesanti. Il ‘maestro’ Pianesi imponeva ai suoi adepti un rigido stile di vita, che passava dalle cinque ‘diete MA.PI.’ in numero di 5 (gradualmente sempre piu’ ristrette e severe). Faceva poi in continuazione lunghe “conferenze”, durante le quali si parlava per ore della forza salvifica della sua dottrina alimentare, erano volte a plasmare un asservimento totale delle vittime. Tutta la loro vita, scrive la Polizia, “era gestita dal maestro”, che si avvaleva dei suoi collaboratori prescelti, facenti parte della “segreteria”, che attraverso i cd “capizona” e “capicentri”, dislocati in varie parti d’Italia, all’interno dei “Punti Macrobiotici”, riusciva a manovrare a suo piacimento il mondo macrobiotico. Gli adepti venivano convinti ad abbandonare il loro lavoro e in genere ad abiurare la precedente vita e a “lavorare” per l’associazione quale ringraziamento per il messaggio salvifico ricevuto; di fatto si trattava di sfruttamento, costretti a lavorare per molte ore e, nella migliore delle ipotesi, sottopagati.

La Lega al sindaco: via la Turrita a Pianesi. Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, ora revochi la Turrita d’oro conferita qualche anno fa al fondatore della catena “Un punto macrobiotico”, Mario Pianesi, finito al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Ancona di cui si e’ avuta notizia oggi. A tirare in ballo il sindaco e’ la consigliera comunale Lucia Borgonzoni (Lega), neo eletta in Senato. Merola consegno’ l’onorificenza a Pianesi nel 2014: “Per la sua vita, che da sola dimostra che e’ possibile partire da se stessi per cambiare le cose”, disse il primo cittadino in quell’occasione. “Pianesi in Italia – aggiunse Merola – ha dimostrato che il cibo che mangiamo e come lo mangiamo è importante per stare meglio noi come salute. Il punto macrobiotico ha dimostrato scientificamente che può prevenire e curare diabete e asma, diverse malattie che affliggono l’umanità”,

Ora, pero’, Borgonzoni chiede un passo indietro. La Turrita d’oro e’ un “riconoscimento a persone che pur non essendo nate a Bologna hanno trovato nel contesto della citta’ ispirazione e supporto per la loro attivita’ e si sono distinte per particolare impegno morale e civile”, ricorda l’esponente del Carroccio, “ma alla luce delle indagini compiute dalla Procura di Ancona nei confronti di Pianesi mi aspetto che Merola revochi immediatamente il premio”. Aggiunge Borgonzoni: “Nel garantismo che e’ d’obbligo davanti ad ogni accusa, credo pero’ che ve ne siano di cosi’ gravi, come quelle di ‘associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitu’, maltrattamento, lesioni aggravate ed evasione fiscale’, per le quali attendere sarebbe un segnale negativo per la nostra amministrazione”. Quando gli fu conferita la Turrita, Pianesi ringrazio’ cosi’: “Mai mi sarei aspettato, 40 anni fa, di arrivare qui”. Bologna “per me ha un significato particolare”, perche’ “da qui- ricordo’ l’imprenditore- e’ partita una voce che finora e’ arrivata in 40 Paesi e si sta diffondendo in tutti gli angoli del mondo”. Pianesi e’ anche l’ispiratore del progetto di bosco per la citta’ che Merola, nel 2016, annuncio’ di voler realizzare al Parco nord: un progetto “pianesano”, fu definito, quando il sindaco e l’imprenditore ne presentarono i contenuti in un convegno. Sempre nel 2016, Pianesi fu anche il tramite per l’incontro che il sindaco ebbe in Comune con il maestro di spada giapponese Sekiguchi Takaaki Komei, presidente dell’associazione internazionale di Iaido, arte marziale del “vincere con la spada nel fodero”.

Merola garantista attende il processo. Per il momento, la Turrita d’oro conferitagli nel 2014 resta nelle mani di Mario Pianesi, fondatore della catena “Un punto macrobiotico”, per la Procura di Ancona alla guida di una sorta di ‘psico-setta’ operante tra le Marche e l’Emilia-Romagna. Il sindaco di Bologna, Virginio Merola, fa infatti sapere che e’ sua intenzione seguire gli sviluppi della vicenda giudiziaria e l’esito di un eventuale processo. Incide anche un precedente, cioe’ il Nettuno d’oro assegnato nel 2011 all’allora capitano del Bologna calcio, Marco Di Vaio, durante il mandato del commissario Anna Maria Cancellieri. Poco dopo, il calciatore restitui’ l’onorificenza visto il suo coinvolgimento nell’inchiesta sui pass per disabili collegati alle auto di alcuni giocatori. Alla fine, pero’, la Procura chiese di archiviare la posizione del rossoblu e nel 2012 fu proprio Merola, nel frattempo eletto sindaco, a riconsegnargli di nuovo il Nettuno (Dire).

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