Modena resta al Pd, le altre grandi città al ballottaggio. Ma i dem resistono ovunque

28 mag. -Dovevano andare tutte al ballottaggio con l’eccezione forse di Reggio, dove la vittoria del Pd era annunciata, e di Ferrara, dove invece la Lega correva per vincere subito. Invece, a sorpresa, il Pd ha conquistato al primo turno Modena, con il sindaco uscente Muzzarelli che si conferma col 54% dei voti comprensivi di 8% (decisivo) della lista “Sinistra per Modena”. Ferrara invece resta in bilico, tutto si deciderà fra 15 giorni quando il candidato leghista Alan Fabbri, fermo ad un passo dalla vittoria col 48.5% dei voti, si confronterà di nuovo con Aldo Modonesi (Pd più civiche) e il suo 31%.

Il centro sinistra dovrà compiere un’impresa anche per non perdere Forlì, dove il candidato di destra Zattini stacca di 9 punti l’avversario di centro sinistra Calderoni. L’opposto di quel che succede a Cesena, anche lei al ballottaggio, con Enzo Lattuca (Pd) che distanzia nettamente Andrea Rossi. Ballottaggio anche per Reggio Emilia, con un sindaco Pd in cerca di riconferma ad un soffio dalla vittoria al primo turno. Gianluca Vecchi si ferma al 49,13 e centra l’obiettivo per meno di un punto percentuale. Fra 15 giorni gli elettori dovranno scegliere fra lui e Roberto Salati (dx). Presto dunque per stilare bilanci politici da questa tornata elettorale. Il Pd è arrivato al voto controllando tutte le grandi città, e fra due settimane potrebbe ritrovarsi senza più Ferrara e Forlì.

Calvano (Pd): “Abbiamo temuto il peggio”

Poi c’è il discorso della provincia. Si partiva con la Lega primo partito (risultati europei) in provincia di  Piacenza, Parma, Modena, Rimini, Forlì-Cesena. E il Pd, da sempre primo partito di governo in Regione, circondato nei feudi di Bologna, Ravenna e Reggio. Domenica sera dunque l’onda leghista avvolgeva gran parte dell’Emilia-Romagna. Ventiquattro ore dopo ecco i risultati delle amministrative, ed ecco il Pd capace di reggere l’urto e rivincere in decine di comuni medi e piccoli. L’effetto ottico è stato quello del recupero del Partito democratico. In realtà si trattato, ovviamente, dello stesso corpo elettorale che è andato al voto e che ha dimostrato di sapere distinguere bene tra politica nazionale e locale. Il voto di domenica, in Emilia-Romagna ma non solo, ha confermato due cose: da un lato la tenuta e il radicamento degli amministratori locali del centro sinistra, dall’altra la formidabile spinta politica di Salvini e della sua Lega, capace di mietere – salvo alcune eccezioni, ed è il caso di Bologna – consensi sopra il 30%. Così sia la Lega (elezioni regionali) sia il Pd (amministrative) possono cantare vittoria pur essendo avversari. A perdere terreno il Movimento 5 Stelle, fuori dai giochi e decisivo solo nei ballottaggi tra destra e sinistra.

Nel dettaglio in Romagna 32 sindaci vanno al centro-sinistra, 9 al centro-destra e 6 a liste civiche. Per Forlì Cesena e Savignano ci sarà il ballottaggio, mentre altri 5 Comuni il ballottaggio lo evitano: 4 a favore del centro-sinistra (Lugo, Cervia, Bagnavallo, Santarcangelo), uno a favore del centro-destra, la riconferma di Bellaria Igea-Marina). Per quanto riguarda i comuni che cambiano a destra vanno i comuni di Portico San Benedetto, Premilcuore, Brisighella, Borghi e Predappio. A sinistra Meldola, Modigliana e Montefiore Conca.

A Modena si votava in 34 comuni. Nonantola, Soliera, Formigine e Fiorano, grandi centri, restano al centrosinistra che tiene nell’area nord e anche in montagna. Al ballottaggio Mirandola, Carpi, Castelfranco, Maranello. Sassuolo va al centrodestra. Nel complesso il Pd tira un sospiro di sollievo. Nessuna onda verde sul voto amministrativo.

A Reggio il Pd perde terreno, ma non viene travolto. La Lega vince in 18 comuni su 42, in particolare sull’Appennino reggiano, in Val d’Enza e lungo il corso del Po, a Guastalla, e Brescello. Il Pd tiene nel resto della provincia salvo Castelnovo Monti e Guastalla.

A Bologna si votava in 46 comuni (non nel capoluogo) e 37 sono andati al centrosinistra. La destra ha conquistato Monzuono e Sant’Agata Bolognesi. Cambi di colore ci sono stati, tre verso il centrosinistra e due a destra. Il che significa che il bolognese resta una roccaforte democratica. Al ballottaggio Molinella.

 

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