A Modena ritorna il Màt Pride, la marcia per l’inclusione contro tutti i pregiudizi

Bologna, 17 ott. – A Modena arriva la Settimana della salute mentale. Incontri, dibattiti, proiezioni, convegni scientifici ed eventi sportivi: 88 appuntamenti tra Modena e provincia aperti a tutti da sabato 20 a sabato 27 ottobre. Una otto giorni che si aprirà con il Màt Pride, una marcia “per l’inclusione e contro tutti i pregiudizi” che farà sfilare per le strade della città utenti dei servizi di salute mentale, familiari, operatori e tutti coloro che vorranno camminare. Una parata dell’orgoglio dei màt, i “matti” in dialetto emiliano, che punta a ribaltare lo stigma: perché non si parla più di malattia ma di salute mentale e perché i “matti” che sfileranno saranno solo persone in cammino, senza etichette. Voci e volti che, spiegano gli organizzatori, “vogliono ritrovare il diritto a una cittadinanza attiva e al benessere in un percorso di cura condivisa e consapevole”.

Il limite tra salute e malattia non è definibile – spiega il direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Azienda Usl di Modena Fabrizio Starace – ciascuno di noi può avere attraversato momenti di malessere dai quali è riuscito a venire fuori grazie all’aiuto di una persona cara o talvolta di un professionista che ha permesso di superare una condizione ansiosa o depressiva. Certo ci sono disturbi più gravi ma i cittadini devono sapere che ci sono servizi in grado di sostenerli; e se affrontate in maniera corretta dalle difficoltà si può uscire con più consapevolezza”.

Cosa si può fare a Màt, tutti gli eventi

Tra gli eventi a carattere scientifico della Settimana della salute mentale, organizzata dall’Ausl di Modena e con collaborazioni che coinvolgono tutto il territorio, dalle istituzioni ai circoli Arci, lunedì 22 ottobre ci sarà il dibattito “La discriminazione delle persone con problemi di Salute Mentale“, un incontro organizzato dall’Università di Modena e Reggio Emilia in cui ricercatori e professionisti di tutta Europa discuteranno di come fermare il circolo vizioso di esclusione e coercizione che colpisce le persone con problemi di salute mentale. Previsti anche momenti di dibattito sui 40 anni della legge Basaglia, con la presentazione degli ultimi lavoro della “Collana 180 – Archivio critico della Salute Mentale” a cura di Beppe Dell’Acqua, collega di Franco Basaglia durante il percorso che portò alla trasformazione e alla storica chiusura dell’ospedale psichiatrico di Trieste.

Tra le presentazioni anche quella del libro “Basaglia e la metamorfosi della psichiatria” dello psichiatra e psicoterapeuta Piero Cipriano.

Mercoledì 24 ottobre si discuterà invece di “Due o tre cose che sappiamo per azzerare la contenzione“. Tra gli esperti anche la professoressa Joy Duxbury della Manchester Metropolitan University, presidente dell’European Violence in Psychiatry Research Group (EvipRG). Il dibattito sarà un momento di riflessione sulla contenzione meccanica e sulle possibilità che ci sono di farne a meno nei reparti psichiatrici degli ospedali, obiettivo raggiunto dalla provincia di Modena nel 2017. Spazio anche per il teatro e la musica: nella 8 giorni modenese ci sarà la festa per il primo decennale della radio della salute mentale Liberamente e i concerti di Bob Corn e degli Après La Classe. A chiudere la Settimana la pedalata non competitiva Pedalèr da Màt, con un percorso cittadino di 6 km adatto ad adulti e bambini.
Ascolta “Spot Màt 2018” su Spreaker.
“La Settimana della salute mentale caratterizza la provincia di Modena a livello nazionale ed internazionale” commenta il Direttore Generale dell’Azienda Usl di Modena Massimo Annicchiarico. “Un enorme passo avanti sta nell’essere arrivati a parlare di Salute e non più di Malattia, tutto sempre nella prospettiva della lotta allo stigma e nel ribaltamento della logica secondo cui il disturbo mentale viene visto solo come un peso per la società”. “Con la settimana della salute mentale – conclude Fabrizio Starace – vogliamo dire che è possibile fare salute mentale in un altro modo, meno coercitivo, meno univocamente associato all’uso di psicofarmaci che pure in certe situazioni possono essere indispensabili, un modo molto più orientato all’integrazione delle persone nel tessuto della società, anche in quello lavorativo”.

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